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La Russia punta al Mediterraneo e alza i toni da guerra fedda. In vista del forzato ritiro della flotta dalla Crimea, causa gli atriti con il governo di Kiev che non ha intezione di rinnovare l'accordo, Mosca punta ad avere basi nel Mediterraneo per bilanciare il rischio di rimanere accerciata dalla Nato.
«Senza dubbio, il ritiro dalla Crimea avrà conseguenza sulla sicurezza della Russia a sud. Nuovi basi nel Mar Mediterraneo potrebbero bilanciare tale ritiro» ha dichiarato l'ammiraglio Andrei Baranov, comandante della Flotta del Mar Nero. La scorsa settimana i comandanti delle marine militari russa e siriana, l'ammiraglio Vladimir Visotski e il generale Talib Al Barri, si sono incontrati a Mosca proprio per discutere la cooperazione navale tra Russia e Siria.
E già un decina di navi militari battenti bandiera russa sono già ancorate a Tartus, il porto siriano sul Mediterraneo. E ingegneri navali russi sono al lavoro per ampliare l'altro porto siriano a Latakia. Non solo. La diplomazia moscovita, grazie ai buoni rapporti tra Putin e Gheddafi, si sta muovendo per ottenere dal colonnello un attracco per le proprie navi da guerra.
La tensione tra Stati Uniti e Russia, alla vigilia delle elezioni americane si sta così inasprendo ancora di più. La guerra lampo in Giorgia è stata il casus belli per far esplodere alcune contraddizioni che stavano covando da tempo. I rapporti tra Mosca e Washington sono al limite. Gli Usa non nascondono la volontà di estendere la Nato ai Paesi dell'ex Urss e Putin, rigenerata l'economia della Russia, non intende rimanere a guardare. Così esce dall'accerchiamento che la Nato ha rafforzato con lo scudo spaziale in Polonia e Repubblica Ceca e punta in Medio Oriente. Accordi con Teheran e rapporti sempre più stretti con Damasco che impensieriscono Israele. E l'Europa rischia di restare di nuovo schiacciata dalle due superpotenze.
La Rice, in un discorso a Washington, ha accusato la Russia di essere diventata «sempre più autoritaria» sul fronte interno e «sempre più aggressiva» nel mondo. «Ma la sua cattiva condotta non pagherà», aveva ammonito.
Il presidente Medvedev ribatte punto per punto alle accuse del segretario di Stato americano. «Noi abbiamo fatto la nostra scelta - afferma il presidente Dmitri Medvedev - Non è possibile un ritorno al passato» indicando che il «tracciato scelto non è basato su uno sviluppo autonomo dietro a muri spessi e a una cortina di ferro». Ma i fatti sembrano dare ragione a Mosca visto che tutto il Sud America si sta allineando alle posizioni di Chavez che arriva a fare esercitazioni militari con le forze armate russe nei Caraibi.
Le tensioni internazionali entrano nella corsa alla Casa Bianca a meno di 100 giorni dal voto. Il più deciso è il repubblicano McCain che senza mezzi termini ha dichiarato: «Diremo chiaramente ai leader della Russia che gli atti di violenza e le intimidazioni dovranno essere pagate a caro prezzo». E la sua candidata vice presidente, «barracuda Palin», si dice pronta a dichiarare guerra, diplomatica, a Mosca. Con buona pace dei toni critici ma pacati usati da Obama.
Maurizio Piccirilli
22/09/2008