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Berlusconi vuole vedere il paese, il paesino di mille anime in provincia di Campobasso, colpito dal terremoto del 2002. Finita l'ora delle lacrime e della commozione all'inaugurazione delle nuova scuola, il premier sale in macchina.
Vuole sapere come procede la ricostruzione. Sul corso principale fa accostare l'auto e decide di proseguire a piedi scortato dal sindaco Luigi Barbieri. Si volta sulla sinistra: «Quella piazza lì, è molto bella. Un po' spoglia». Il primo cittadino spiega: «Non è ancora terminata, vedrà alla fine. Intanto la fontana è già attiva». Si cammina, ancora più avanti Berlusconi si gira sulla sua destra, gli operai si affacciano dalla finestre che stanno ultimando: «Buon lavoro!». Poi ammira i nuove interventi che stanno riportando all'esterno, come rivestimento, le vecchie pietre. Finché nella piazzetta della chiesa s'accorge che in casa i lavori si sono fermati: «Che cosa succede? Lì bisogna finire, mi raccomando. Non lasciamo le cose fatte a metà. Ditemi qual è il problema che intervengo io, personalmente». Alla scalinata della chiesa madre di San Giuliano gli si para davanti il parroco, don Ulisse. Lui arrivò qui, in questo sperduto pezzo di Molise quasi al confine con il Foggiano, il 20 ottobre di sei anni fa, proprio undici giorni prima della tragedia. Il suo nome, la sua persona sono ormai divenuti un tutt'uno con i primi soccorsi, quei giorni, la rinascita. Berlusconi guarda il portone: «Me la ricordo la chiesa, la facciata, in quelle tristi giornate». Quindi chiede di entrare. Pochi minuti, la scorta fa muro e lascia i giornalisti fuori, il Cavaliere prega di stare da solo, con il parroco e pochi altri. Pochi minuti di raccoglimento. Un po' privati. Scruta i lavori, guarda le tre navate in fondo, le vede nude. «Lì ci starerebbe bene un bell'affresco», confessa il premier. Il parroco china il volto verso terra, il sindaco ha l'aria smarrita. «Ho capito, ci penso io. Preparate tutto e poi fatemi sapere». Quindi guadagna l'uscita, fa la rampa di scale verso la piazza. Si confessa con un paio di cronisti: «Ho pensato di intervenire io, personalmente. Un contributo mio, ci tengo. L'ho sempre fatto, l'ho fatto in passato per San Giuliano, lo farò ancora». Prima lo rendeva pubblico, adesso perché non lo fa sapere? «Perché ora non mi va, non me la sento. Voglio farlo ma non lo dirò».
In verità neanche in passato Berlusconi ha mai reso pubblici i suoi contributi qui in Molise. Eppure, proprio per la scuola appena inaugurata, ha staccato un assegno di circa 30mila euro per comprare computer, stampanti, apparecchiature informatiche, libri. Proprio nel nuovo edificio ha voluto vedere gli strumenti nuovi di zecca, s'è messo a giocare con i ragazzi ai quali ha anche regalato stavolta copie della Costituzione spiegando loro quanto sia importante studiarla e impararla. Di sicuro, comunque, Berlusconi è rimasto molto legato a San Giuliano e a quella tragedia che avvenne nel suo secondo anno del precedente governo. Ricorda quelle ore della tragedia, quando arrivò. Ricorda il giorno e mezzo per estrarre le vittime dalle macerie. Lo ha ricordato oggi tornando al cimitero a visitare quello che è ormai un mausoleo dei bimbi. Ha già promesso che tornerà, il 31 ottobre. Per il sesto anniversario.
Fabrizio dell'Orefice, inviato a San Giuliano di Puglia
19/09/2008