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Il gran rifiuto di Amato Al suo posto Marzano

Alberto Di Majo
a.dimajo@iltempo.it
Giuliano Amato si è dimesso dalla presidenza della Commissione che dovrà immaginare il futuro della Capitale. «Non ci sono più le condizioni per un lavoro sereno» ha detto ieri l'ex ministro dell'Interno al sindaco Alemanno, che ne ha preso atto «con rammarico».

Al suo posto la guida della «Attali de Noantri» è stata affidata al presidente del Cnel (già ministro per le Attività produttive) Antonio Marzano. Il suo nome, avanzato da Forza Italia per prendere parte ai lavori dei «magnifici 40», dopo il forfait di Amato è stato ritenuto il più adeguato al compito.
Il no del dottor Sottile arriva dopo oltre un mese dall'annuncio ufficiale del suo impegno. Quel 7 agosto un Amato ottimista aveva ribadito al fianco del sindaco: «Si parla così tanto di dialogo che alla fine non sappiamo più cosa significa. Qualcuno dello schieramento politico di cui faccio parte potrebbe aver preso male la mia collaborazione con una giunta di centrodestra perché la logica degli opposti schieramenti ritiene non sia valido lavorare con i propri avversari. Ma io non la penso così, quando si parla di grandi temi è importante che gli italiani possano contare su visioni condivise. O almeno questo dovrebbe accadere in un Paese civile». In quell'occasione non mancò l'ironia: «Potete chiamarla Commissione Amato o anche Amatò», scherzò il dottor Sottile. Tagliò corto il sindaco: «È la Commissione de Noantri».
Altro che questione di accenti, da quel giorno le polemiche si sono sprecate. Soprattutto nel centrosinistra, che ha accusato più volte l'esponente del Pd di essersi prestato a un'operazione utile soltanto a nascondere gli insuccessi del nuovo sindaco. Ma sono piovute critiche anche da destra: «In questa Commissione ci manca soltanto Visco, poi sono al completo», ha bacchettato più volte Francesco Storace.
Dopo settimane di tira e molla e un paio di incontri tra Amato e Alemanno che sembravano aver superato ogni perplessità, c'è stato il primo colpo di scena. Pochi giorni fa dopo le esternazioni del sindaco Alemanno su fascismo e leggi razziali, il dottor Sottile ha tirato il freno: «I tempi necessari per la formazione della Commissione sul futuro di Roma non ne consentono la convocazione in questi giorni. Mi limiterò perciò a convocare i giuristi già designati da Comune, Provincia e Regione». A quanto pare a seguito delle dichiarazioni di Alemanno alcuni uomini legati al Pd si sarebbero tirati fuori dalla Commissione. Un segnale che avrebbe spinto Amato a farsi due conti. Come se non bastasse, in un'intervista il coordinatore nazionale del Pd, Goffredo Bettini, ha messo il carico da undici invitando il dottor Sottile a rinunciare all'incarico. A quel punto, con tutta probabilità, il filo si era già spezzato.
E se ieri, dopo il gran rifiuto, il presidente del Consiglio Berlusconi ha criticato la scelta di Amato («Mi dispiace che abbia rinunciato, non era una decisione da prendere, soprattutto da uno come lui che è sempre stato indipendente dal contorno della sinistra»), poche ore prima il sottosegretario al ministero dei Beni culturali, Francesco Giro, aveva accusato il Pd: «Non vorremmo che le dichiarazioni dei colleghi Giachetti, Cosentino, Vita e Verini, tutte dello stesso tenore e tutte stranamente diramate alle agenzie nell'arco della stessa ora siano un ulteriore tentativo per far fallire il progetto delle riforme per Roma e spingere il professor Amato a rifiutare la guida della Commissione». Il deputato Pd Walter Verini era stato netto: «Roma è la città delle Fosse Ardeatine e l'antifascismo è alla base della nostra democrazia. Fare il sindaco della Capitale significa unire, non dividere. La difficoltà di Alemanno di prendere davvero le distanze dai periodi più tragici del Paese ne fa un sindaco di parte, che non rappresenta il sentire dei cittadini». Ora la Commissione riparte con il volto di Antonio Marzano ma c'è da credere che non sarà così facile far sedere allo stesso tavolo esponenti di partiti oggi così distanti.

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16/09/2008










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