Dopo aver incontrato i simpatizzanti del Pdl, chiesi di poter rimirare le Piramidi - così la fantasia campana ribattezzò le cataste di rifiuti -, site in località Ferrandella. A pochi chilometri da lì, nell'area industriale di Trentola Ducenta, assistei con angoscia alle evoluzioni di alcune ragazzine rom, in cerca di rame e altri metalli su una strada sommersa da rifiuti tossici. Esortai le bambine a scendere da quei mortali cumuli, i meno velenosi rappresentati dall'ultracancerogeno amianto. Le zingarelle non mi filarono, continuando nella loro ricerca, fatta a mani nude.
Domandai ai miei accompagnatori se polizia, carabinieri, autorità giudiziaria avessero mai provveduto ad arrestare i genitori di quelle bimbe, destinate a morire di tumore, e se avessero sbattuto dietro le sbarre qualche amministratore, dal sindaco in su, sino al vertice regionale. La risposta fu che in quelle zone l'obbligatorietà dell'azione penale era una fiaba, benché l'autista soggiungesse che a punire padri, madri e Bassolino ci avrebbe pensato Nostro Signore. Pensai, allora, che, anticipando le sentenze della giustizia divina, la rivista cattolica di prima linea, «Famiglia Cristiana», quella che si vende sui sagrati delle chiese, avrebbe ingaggiato una martellante campagna di stampa, in difesa dei bambini rom, non solo reificati, venduti, costretti ad elemosinare, a rubare, a prostituirsi, ma condannati ad una previsione di vita da altomedioevo. Ne ero sicuro e la cosa mi confortava: "Famiglia Cristiana" farà intravedere agli infami genitori e al mostro di Afragola le fiamme infernali.
Purtroppo, la campagna di stampa non c'è mai stata e, anzi, la difesa dei rom continuò ad essere impostata non cristianamente, bensì in astratto, come nei salotti buoni degli intellettuali "compagni", dove, cinti da una sciarpa di cachemire, gli "opevaisti" cianciano di tute blu, avendo conosciuto della Fiat solo l'Avvocato o gli Elkann. Quei sinistri benestanti non sono mai entrati in un'officina, così come direttore e redattori di "Famiglia cristiana" non si sono degnati di stare dalla parte delle bambine rom intossicate. Agli uni ed agli altri interessa solo aizzare la gente contro il governo Berlusconi. E tutto fa brodo.
I rom e la tifoseria violenta non hanno nulla in comune, se non le derive criminali di alcuni di loro. Affermare che le impronte digitali andrebbero prese ai secondi e non ai primi significa ciurlare nel manico. Se sono un male, debbono essere condannate in ogni caso; se non lo sono, allora il ragionamento del periodico contro Maroni si deforma a pera. Comunque sia, i Savonarola di "Famiglia Cristiana" denotano la tipica forma mentis volterriana e roussoviana, solo così si spiega la demonizzazione delle impronte, utili all'identificazione, evitando che i fanciulli siano oggetto di baratti degradanti. Anche Rousseau, grande pedagogo, la dattiloscopia l'avrebbe condannata per amore dei bimbi. Da buon illuminista, l'autore dell'"Emilio" fu, infatti, così "caritatevole" verso l'infanzia, da abbandonare come cani tutti i suoi cinque figli. Da questo tipo di carità pelosa credo che "Famiglia Cristiana" dovrebbe guardarsi.
Deputato del Pdl
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13/09/2008