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Sarebbe una grande occasione sprecata che la destra non può ...

Sarebbe una grande occasione sprecata che la destra non può permettersi.Questo è il senso del forte disagio che Fini ha chiaramente espresso qualche giorno fa, circa le polemiche seguite alle frasi sul fascismo e Salò, pronunciate dal sindaco di Roma Gianni Alemanno e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa.

Sbagliate nel contesto politico. Dichiarazioni che hanno avuto unicamente l'effetto di ricompattare la sinistra moderata e massimalista, in crisi di identità e prospettive, risvegliando lo spettro del fascismo (un trucchetto che funziona sempre), delegittimando presso una fetta dell'opinione pubblica i buoni risultati del governo Berlusconi. E delegittimando la commissione Attalì di Roma, commissione bipartisan, presieduta da Giuliano Amato (i suoi detrattori non aspettavano altro che mettere in difficoltà l'ex premier socialista).
Frasi che, invece, hanno soltanto una lettura interna al nascente Pdl: la corsa a chi occuperà lo spazio destro del partito unitario. Una corsa che vede in competizione sia Alemanno (importante il suo asse «sociale» con Formigoni. Tremonti, Brunetta e Sacconi), sia il duo Gasparri - La Russa, berlusconiani della prima ora, che non vogliono essere scavalcati, né passare (il caso del ministro della Difesa) per commissari liquidatori di An e del suo patrimonio ideologico.
Per questo Fini ritornerà oggi sull'argomento storia e «ideologia della storia», pacificazione nazionale, in relazione anche al '68 da superare (l'etica della responsabilità soggettiva e la cultura dei doveri contro la mistica dei diritti). Il mastice dei valori comuni e della memoria condivisa (che non vuol dire abdicare alle verità a senso unico), è il presupposto indispensabile per ridisegnare l'Italia del domani. Una casa si costruisce non soltanto dai balconi (il sistema elettorale), errore commesso finora; ma dalle fondamenta. E la nuova Repubblica non potrà, né dovrà, basarsi sullo scontro tra il bene e il male, ma sul discrimine «democrazia-totalitarismo». La nostra Costituzione non è democratica perché antifascista (come vorrebbe una certa religione comunista), ma è democratica in quanto antitotalitaria (gli articoli imperativi parlano di diritti, libertà individuali e collettive etc). Ecco l'essenza di un impegno, quello di Fini: diventare l'uomo delle riforme, capace di inserire i valori di destra nel futuro della nazione e delle istituzioni. Un impegno subito sancito dal suo primo discorso ufficiale alla Camera (quando ha parlato del 25 aprile) e scandito dai suoi punti fermi, in totale accordo col capo dello Stato, Giorgio Napolitano: legare il federalismo fiscale e solidale al rafforzamento dell'esecutivo, alla riduzione dei parlamentari, alla riduzione degli sprechi della casta e alla fine del bicameralismo perfetto. Un lavoro riformatore che potrebbe portare anche a quel semi-presidenzialismo, la battaglia di sempre di Giorgio Almirante, Bettino Craxi, dei dc di Europa Settanta, di Pacciardi e di Calamandrei. Un'idea italiana, realizzata dalla destra? Un esempio della strategia istituzionale che persegue Fini.

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13/09/2008










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