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La vera sfida ora è a Bill Gates

Filippo Caleri
f.caleri@iltempo.it
Dal punto di vista dei manuali di economia Google è un autentico caso aziendale. Il portale di ricerca dei giovani informatici Larry Page e Sergey Brin è arrivato a Wall Street il 13 agosto del 2004 al prezzo di 85 dollari.

La internet economy era già stata fiaccata dal crollo delle Torri Gemelle di New York e dunque, nonostante il sostegno delle banche d'affari, il prezzo di collocamento era stato giudicato decisamente troppo alto da diversi analisti. Nulla di più errato. In tre anni, e dunque fino al 2007, le azioni sono riuscite ad assicurare agli azionisti un rendimento superiore al 600%, con un +30% già nell'anno del debutto e con una crescita della capitalizzazione vertiginosa. Il picco dei 700 dollari è stato superato nel novembre del 2007. Da allora però qualcosa si è inceppato. Certo il mercato azionario è entrato nel collo di bottiglia della crisi dei mutui subprime e i valori borsistici si sono notevolmente ridotti in tutti i comparti. Ma il modello di business di Google ha raggiunto quella che in mancanza di innovazione è chiamato la fase matura. Difficile, però, per i due fondatori stare con le mani in mano in un settore in così rapida evoluzione come quello del web.
Così il primo passo per ricominciare a creare valore è stato l'acquisto del sito di video online, Youtube, ottenuto per 1,65 miliardi di dollari nel 2006. Una mossa azzeccata. Da fenomeno di nicchia l'indirizzo internet è diventato un fenomeno planetario.
Hanno avuto poco tempo, però, Page e Brin per brindare al successo. All'orizzonte si è fatto minacciosa la presenza di un concorrente agguerrito come la Microsoft di Bill Gates. Forte di un sistema operativo adottato dalla maggioranza degli internauti mondiali, la casa di Seattle ha intuito da tempo che la chiave di volta per continuare a dominare il mercato informatico è quella di fondere il browser, cioè il programma che consente al Pc di entrare in contatto con il mondo della rete con il motore di ricerca attraverso cui gli utenti cercano informazioni nella rete. Non a caso nei mesi scorsi Gates è stato a un passo dal chiudere un accordo con un Yhaoo, uno strumento di consultazione della rete oscurato dal predominio di Google ma comunque sempre presente nella memoria degli utenti. E anzi per alcune ricerche addirittura preferito. L'affondo di Mircrosoft è fallito per discordanze sul prezzo riconosciuto agli azionisti. Ma il segnale che una rivoluzione stava per partire è stato inequivocabile. Google non è rimasta con le mani in mano. Ed è per questo che solo qualche giorno fa ha lanciato, quasi in sordina, Chrome, un software open source, e cioè copiabile da tutti gli altri operatori in pochissimo tempo, per spodestare l'omologo Interner Explorer targato Microsoft.
La sfida di Internet dei nostri giorni è tutta qui. E il motivo di tanti appetiti su uno strumento che in genere si trova gratis sulla rete è semplice. Una torta di diversi miliardi di dollari di pubblicità che progressivamente si riverserà dai media tradizionali sul web. Il browser nel prossimo futuro sarà la chiave che unirà ogni utente alla Rete. Possono registrare tutto e possono gestire queste informazioni. Una miniera d'oro insomma per chi cerca clienti a cui vendere beni e servizi. La nuova sfida è lì.

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10/09/2008










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