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L'EDITORIALE

La corsa del gambero di Obama

John McCain sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti. Ormai i sondaggi sono alla pari. La debolezza politica di Obama, al di là della retorica del "change" e del "nuovo sogno americano", sta venendo alla luce. Solo in Europa, affamata di significati e di politica non burocratica, Obama è un'icona quasi religiosa.

Ma l'America profonda ha altri criteri di valutazione e voterà McCain, sapendo di votare per un repubblicano "Maverick", un cavallo di razza diverso da Bush. Voterà un uomo diverso, ma sempre un repubblicano. Una personalità forte, estranea all'establishment di Washington. Con un vigore molto americano. McCain, dopo la scelta rischiosa ma efficace di Sarah Palin, ha toccato le corde profonde del popolo, con un gesto che, da solo, può valere la Casa Bianca: è volato nei posti colpiti dal ciclone Gustav, trasformando, così, una disgrazia in evento positivo. Proattivo come ai tempi del Vietnam, c'ha messo la faccia. Piombato in Louisiana, ha messo in piedi un centro operativo locale e un volo privato per riportare a casa molti delegati della regione. Al contrario di Obama, che, con atteggiamento tattico e studiato a tavolino, ha puntato tutto sullo stravolgimento dei piani dei Repubblicani ed ha, così, perso un'occasione per dimostrare di essere già il Presidente in pectore. Quel che ha egregiamente fatto McCain si chiama crisis management, gestione della crisi.
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10/09/2008










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