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Il senso più vero delle parole di Ratzinger

Ma il tarlo è separare fede e vita

Dei discorsi del Papa in Sardegna, i media hanno sottolineato solo l'auspicio che si formino nuovi politici cattolici. Il fatto che in questi mesi il rapporto tra alcune famiglie della cattolicità ed i partiti siano stati burrascosi ha reso la notizia più pepata.

È stato veramente quello il punto rilevante dei discorsi del pontefice? Ecco le parole del Papa: «Il mondo del lavoro, dell'economia, della politica necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».
Certamente Ratzinger è preoccupato delle vicende della società civile e politica italiana, ma il respiro del suo richiamo è ben più grande: è una esortazione al laicato cattolico affinché informi della sua fede gli ambiti in cui vive, tutti gli ambiti e quindi anche quello politico. Si tratta di un caposaldo del pensiero cattolico, ripetuto sempre da tutti i Papi e in contesti diversi. Non è un giudizio moralistico contro la corruzione, né un intervento nelle beghe dei politici sedicenti cattolici, divisi tra Pd e Pdl. È la condanna della separazione tra fede e vita, vero tarlo della cattolicità moderna, che ha assunto vari nomi: spiritualismo, dualismo, impegno religioso, forse anche cattolicesimo adulto. Questo Papa lo combatte con forza particolare perché sa che la fede, come forma nuova di conoscenza, non riguarda solo l'ambito dei buoni sentimenti o quello delle pie intenzioni, ma tutta la concretezza della esistenza umana.
Perché dunque questa riduzione esclusivamente politica delle parole del Papa? Non è la prima volta che ciò accade: ricordiamoci di Ratisbona o della Sapienza. E non accade solo nei confronti del pontefice: basta vedere, ad esempio, la vicenda dell'articolo di Lucetta Scaraffia sulla morte pubblicato dall'Osservatore romano, e della sua presunta smentita, interpretata da un grande quotidiano come la fine della concezione di Ruini del rapporto con il Palazzo.
Questo vizio degli intellettuali nostrani è un retaggio del marxismo, che vuole la politica sopra ogni cosa. Invece, non si capisce la premura della Chiesa sulla politica se non partendo dalla sua proposta integrale all'uomo singolo e sociale. Partendo dalla politica la prospettiva risulta inevitabilmente falsata. È, si direbbe, una questione ermeneutica. A Cagliari Benedetto XVI ha fatto discorsi di grande respiro: ha parlato di bellezza, di educazione, di giustizia e verità, di identità popolare, di fede e storia. La proposta del Papa si rivolge all'uomo intero ed è universale, cioè si rivolge e tutti e a ciascuno, in qualsiasi condizione ci si trovi. I signori del teatrino della politica sono serviti. Se vogliono continuare a contarsela tra di loro, fermi sulla loro mattonella, facciano pure. Il Papa parla al cuore dell'uomo e, a giudicare dalla folla che lo segue, molti sembrano averlo capito.

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09/09/2008










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