Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it L'effetto è stato quasi ...

Filippo Caleri
f.caleri@iltempo.it
L'effetto è stato quasi quello di un'autentica iniezione di eccitanti nelle vene di un mercato azionario depresso da mesi. La decisione del governo americano di ufficializzare il salvataggio delle due banche semipubbliche, Fannie Mae e Freddie Mac, facendo pagare il conto ai contribuenti americani, è stata accolta come una scarica di adrenalina dalle borse asiatiche ed europee.


Il Toro, così gli operatori chiamano le ondate massicce di acquisti di titoli ha spodestato l'Orso ribassista. E il segno positivo è apparso con decisione di fronte a rialzi dal tenore ormai dimenticato nelle sale di contrattazione.
Ad aprire con ottimismo è stato il mercato nipponico. L'indice Nikkei che raccoglie i 225 principali titoli della borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni con un guadagno del 3,4%, picco percentuale migliore degli ultimi cinque mesi. L'onda lunga asiatica si è spostata poi verso Ovest mettendo le ali alle borse europee. Sono letteralmente volati gli indici di Francoforte (+2,22%), Milano (+3,13%) e Parigi (+3,42%). Senza escludere Londra (+3,92%), dove le contrattazioni sono però durate solo pochi minuti in seguito a un black-out durato circa sette ore e che ha di fatto paralizzato il listino per l'intera seduta.
Non è andata bene chiaramente alle due agenzie salvata, o meglio nazionalizzate, dal ministro del Tesoro americano, Henry Paulson. Le due protagoniste, Fannie Mae e Freddie Mac, hanno perso l'80% del loro valore a Wall Street. Poco male se al contrario i principali mercati del Vecchio Continente hanno recuperato in una sola seduta circa 200 miliardi di capitalizzazione (Dj Stoxx 600 +3,1%).
A rialzare la testa sono state proprio le banche, da oltre un anno principali vittime delle turbolenze scatenate dalla tempesta dei mutui «subprime». Che non accenna a diminuire, però, il suo impatto sui vertici dei grandi istituti bancari statunitensi. Per la terza volta quest'anno Lehman Brothers, la banca d'affari che da più parti viene indicata come la prossima salvata dall'amministrazione americana, ha annunciato cambi ai vertici, mentre in casa Washington Mutual l'amministratore delegato Kerry Killinger è stato cacciato. Al suo posto è stato nominato Alan Fishman.
I due istituti salvati, che controllano o garantiscono quasi metà dei 12.000 miliardi di dollari di mutui immobiliari Usa, sono stati posti «sotto tutela federale» e il Tesoro è pronto a investire 100 miliardi di dollari per ciascuno dei due colossi. Il ministro del Tesoro, Henry Paulson, ha spiegato che il piano, articolato in quattro fasi, rappresenta «il sistema migliore per proteggere i nostri mercati». «Da quando è iniziato il periodo più difficile per Fannie e Freddie - ha precisato il ministro - ho fissato tre obiettivi fondamentali: provvedere alla stabilità dei mercati finanziari, sostenendo la disponibilità dei finanziamenti dei mutui e proteggendo i contribuenti». Il dibattito sull'operazione è però ora aperto. Da una parte, si mettono in evidenza le ripercussioni sulle famiglie americane, che vedono scaricarsi sulle proprie tasse i costi della crisi, arrivando a parlare di una operazione che va letta come uno «scandalo etico, politico e finanziario». Dal'altra, si privilegia la teoria del danno minore. In sostanza, si dice, la scelta del Tesoro americano è stata «inevitabile», perché le conseguenze del fallimento dei due colossi dei mutui sarebbero state drammatiche.
La mano invisibile del mercato, questa volta, non ha fatto il suo dovere appieno.

Vai alla homepage

09/09/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro