Un approccio singolare con la signora dell'eleganza ma che Stefano Dominella, ora presidente della maison romana Gattinoni, ricorda ancora nei minimi particolari. «Era una donna speciale - dice ancora Dominella - molto severa nell'aspetto. Incuteva timore ma allo stesso tempo sapeva essere anche materna».
Da allora l'ha più rivista?
«Quando ero presidente di AltaRoma (la società che organizza le sfilate capitoline di alta moda ndr) è venuta a Roma nel 2003 per l'inaugurazione della mostra e la presentazione del libro a lei dedicati. Non si ricordava più di me ma disse che era molto contenta che il mio fosse stato un buon battesimo nel suo atelier».
Come la ricorda?
«Lei era l'anti-moda. Quando tutti gli stilisti vivevano vite glamour effervescenti e sempre sotto i riflettori tra cocktail, feste e mondanità, lei era l'antitesi di tutto questo. Concreta, severa, maniaca dell'ordine e del rigore. La sua "divisa" era sempre gonna blu, camicetta bianca e giacca rossa».
Sa perché scelse questa divisa?
«Era nel backstage di una sfilata e, al momento di uscire in pedana per gli applausi finali, non trovò la giacca blu del tailleur e si infilò la prima che trovò. Era rossa. Da allora, forse come portafortuna, indossò sempre una giacca di quel colore».
Secondo lei cosa ha rappresentato nella moda Mila Schön?
«È stata una grande inventrice. La prima a portare l'arte contemporanea nella moda. Ed era molto apprezzata anche dalle signore romane, da Maria Pia Fanfani a Ines Torlonia sino a Virna Lisi, perché era diversa da tutti gli altri couturier».
Kat. Per.
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06/09/2008