Non pago della bizzarrìa, Veltroni ha chiesto al presidente della Camera "di adoperarsi per consentire la più ampia discussione " di questa iniziativa legislativa e "di accelerarne quanto più possibile l'iter". Una contraddizione in termini bella e buona. "La più ampia discussione" è incompatibile con un'accelerazione dell'iter legislativo. Ma questo sarebbe il meno. La cosa più grave è che con questa sortita il segretario del Pd dà l'impressione di non nutrire la minima fiducia nei confronti del capogruppo del Pd a Montecitorio, Antonello Soro.
Già, perché il presidente della Camera nella fattispecie c'entra, con rispetto parlando, come il cavolo a merenda. Un presidente di assemblea non ha il potere di fissare il calendario dei lavori a piacimento. Intendiamoci, Veltroni è tutt'altro che uno sprovveduto. Sa bene quali sono le regole del gioco in Parlamento. E se fa lo gnorri, è solo per mettere in imbarazzo Fini.
Con il suo francese maccheronico, Vittorio Emanuele Orlando gli avrebbe detto "Regarde qui parle". Ma sì, guarda un po' chi parla: l'esponente di uno schieramento che fin dalla XII legislatura ha presentato proposte di legge costituzionale ad hoc per poi farle cadere come foglie in autunno. La prima in ordine di tempo, sottoscritta da Franco Bassanini, fu esaminata dalla commissione Affari costituzionali nell'ottobre 1994 e poi abbandonata a se stessa. Nella legislatura successiva il governo Prodi fece di peggio. Tentò di assicurare agli immigrati il diritto di voto per le amministrative con un disegno di legge ordinaria. E in tale operazione si spese - udite, udite - quella Livia Turco che cofirmerà il testo annunciato da Veltroni. Quasi che la Costituzione, che garantisce tale diritto ai soli cittadini italiani, fosse carta straccia. Così il governo fu costretto a una repentina marcia indietro.
Né le cose sono andate meglio nella legislatura successiva. Le iniziative legislative ad hoc sono spuntate come funghi. Quasi nessuno disse apertamente di no. I più tiepidi se la cavarono dicendo "È un'idea". E alla fine avemmo l'ennesima dimostrazione che le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni. Dall'iniziale proposta di legge Bassanini sono trascorsi ben quattordici anni. Perché in tutto questo tempo Veltroni, ossia uno dei massimi esponenti del Pci-Pds-Ds, non ha mai fatto sentire alta e forte la propria voce e invece ha preferito mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi?
Il sospetto è che la sinistra ciurli nel manico. Prometta mari e monti agli immigrati per lasciarli regolarmente con un pugno di mosche. Questo sospetto è avvalorato dalle spericolate manovre, intraprese dalle sinistre da un bel po' di tempo in qua a livello regionale provinciale e comunale, volte a concedere alle amministrative il voto agli immigrati. In barba alla Costituzione, invocata a giorni alterni, che prescrive al riguardo una legge di revisione della nostra Magna Carta.
paoloarmaroli@tin.it
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03/09/2008