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Imparare a vivere meglio Parla Gioacchino Mennuni del policlinico Gemelli Niente riposino pomeridiano e niente tv in camera da letto dove è vietato studiare

Dormire è un lavoro

Paolo Giorgi *



L'Italia non dorme più. Almeno un italiano su tre ha problemi di sonno, e la metà di questi soffrono di insonnia cronica. Un fenomeno non più appannaggio dei nonni, che peraltro hanno bisogno di meno ore, ma che colpisce sempre più i giovani.

I motivi? «C'è una scarsa regolarità - spiega Gioacchino Mennuni, direttore del Centro del Sonno al Policlinico Gemelli - e soprattutto gli studenti vanno a letto tardi e si svegliano tardi. Un'abitudine difficile da sradicare, che si paga più avanti». Per sopravvivere in una società ontologicamente "nemica" di Morfeo (con un eccesso di luci, rumori, stress e cibo) l'esperto propone un "decalogo", che vede al primo punto proprio orari regolari. «Bisogna determinare un orario di andata a letto e uno di risveglio, e rispettarli sempre. Ed evitare la cosiddetta "sindrome del sonno ritardato", che rischia di bloccare l'orologio biologico alterando l'alternanza sonno-veglia. Le ore più importanti per "prepararsi" a un buon sonno ristoratore spiega Mennuni - sono le ultime, quelle serali».
«La camera da letto, ad esempio, è sacra. Non la si deve usare per fare altre cose, guardare la tv, mangiare a letto, lavorare o studiare. Altrimenti quello che è il luogo deputato al riposo diventa un ibrido, e non viene riconosciuto dall'organismo che non si rilassa completamente». Ecco dunque alcuni "divieti", che infrangono probabilmente le abitudini di molti italiani: «Assolutamente non usare la Tv come sonnifero naturale. E d'inverno non tenere i termosifoni a manetta, perché l'eccessivo calore impedisce il fisiologico abbassamento della temperatura corporea fondamentale per il sonno». No anche all'attività fisica prima di dormire, e da evitare per quanto possibile la lettura, o almeno quella più impegnata: sì a gialli e libri di svago, no a parole crociate, che impegnano troppo la mente. Occhio anche al cibo: «L'alimentazione prima di dormire non deve essere sconsiderata, né in eccesso, ovviamente, ma neanche in difetto, perché con la fame si fatica a prendere sonno. Da evitare anche il fumo, che crea difficoltà di respirazione notturna, e l'alcol». Una mazzata anche per una delle abitudini più consolidate del Belpaese: la pennichella pomeridiana. «Per carità - sbotta il professore - bisogna evitare di dormire. È vero che dalle 14 alle 16 abbiamo fisiologicamente un calo, ma bisogna restare svegli, perché se si dorme più di 20 minuti si entra in fase di sonno profondo, e ci si "mangia" il patrimonio di sonno della notte successiva. Il che vuol dire che si avranno grosse difficoltà ad addormentarsi». Per garantirsi un sonno riposante, insomma, occorrono ritmi regolari, alimentazione moderata, ma anche «proteggersi da luce e rumori, perché anche quelli che non sentiamo consciamente possono frastagliare il sonno». Essere abitudinari può non risultare il massimo del fascino, ma è una manna per il sonno: «Ciascuno di noi ha i suoi piccoli riti - spiega Mennuni - chi prende la camomilla, chi il latte, chi si lava i denti o si fa le unghie. Occorre rispettarsi, accudire il proprio sonno, e evitare per quanto possibile i farmaci». Si, perché l'unica circostanza in cui gli esperti del sonno consigliano di ricorrere alla chimica è per eventi occasionali, «un lutto in famiglia, un trauma, o anche una notizia estremamente eccitante e positiva, tutte cose che non ci fanno dormire. Allora si danno farmaci "ipnoinducenti", soprattutto benzedrine. In tutti gli altri casi i problemi sono psicologici, legati all'ansia e allo stress, se non addirittura neurologici, e bisogna affrontare la causa del male, non i sintomi».
* Agi Salute

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01/09/2008










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