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la guerra nel caucaso

Putin: "E' colpa degli Usa"

Putin getta la maschera ed esce allo scoperto accusando gli Usa di aver creato ad hoc il conflitto in Ossezia del Sud per favorire un candidato alle elezioni presidenziali americane. E non lo ha mandato a dire più di tanto, visto che è tutto documentato in un'intervista rilasciata alla Cnn.

Soldati e un'immagine di Putin Per Washington sono «accuse irrazionali», che pesano, però, come un macigno sul ruolo statunitense nel conflitto, ieri messo in luce anche dalle scoperte fatte dai militari russi su degli Hummer, mezzi blindati Usa, sequestrati ai georgiani (a tale aspetto abbiamo dedicato un titolo in pagina).


Putin, in maniera molto scaltra, ha gettato un sasso con la mano seminascosta. Un sospetto al quale le forze armate russe danno un ulteriore avallo: Washington avrebbe partecipato direttamente nel conflitto russo contro Tbilisi, fornendo ai georgiani le coordinate di aerei nemici da abbattere.
Secondo Putin, il problema «non sta solo nel fatto che l'amministrazione Usa non abbia potuto trattenere i georgiani dal compiere questa azione criminale. La parte americana di fatto ha armato e addestrato l'esercito georgiano».


«A che servono - si chiede il premier - le dure trattative, la ricerca di compromessi, se nei conflitti interetnici qualcuno ritiene che sia più facile «armare una delle parti ed eliminare la parte avversa?» si chiede il premier.
Indifferenza è stata, poi, mostrata da Putin su un'eventuale esclusione dal club esclusivo degli otto Grandi: «Dobbiamo forse permettere che ci uccidano, per mantenere una poltrona nel G8?».


Dopo la battutaccia, Putin ha recuperato le cadenze dello statista: «Mosca non intende minacciare il mondo». Quindi, ha precisato all'intervistatore della Cnn che «non sono state le nostre navi ad arrivare sulle vostre coste, ma quelle americane a stare di fronte ai nostri litorali».


E, infine, quasi «rassicurante», ha aggiunto che la Russia non userà neanche la facile arma del ricatto energetico: «Noi non politicizziamo mai i rapporti economici. È vero che gli europei dipendono dalle nostre forniture di idrocarburi, ma anche noi dipendiamo dagli acquirenti. È una dipendenza reciproca, e proprio questo garantisce la stabilità».


Intanto Saakashvili torna in un'intervista alla tv lituana a chiedere l'adesione immediata alla Nato, invitando l'Alleanza a non mostrarsi «debole come ha fatto a Bucarest». Ma il fronte europeo si spacca apertamente sul suo conto in Grecia, dove il ministro degli esteri greco Dora Bakoyannis sottolinea che «non c'è una nuova guerra fredda» e che Saakashvili «ha commesso degli errori».

Anche il britannico David Miliband, fra i più bellicosi dei rappresentanti europei, abbassa i toni dichiarando che «una guerra con la Russia è esclusa».
Peraltro, Mosca non ha perso l'occasione per una nuova dimostrazione muscolare, testando con successo un altro missile Topol a lunga gittata, in grado di evitare sistemi di difesa anti-missile americani.

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Marino Collacciani

29/08/2008










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