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Bisognerebbe ingaggiare una battaglia senza quartiere contro ...

Bisognerebbe ingaggiare una battaglia senza quartiere contro le parole ipnotiche. Quelle che si insinuano nel nostro lessico quatte quatte, senza che nessuno le abbia invitate, senza che abbiano mostrato la loro carta d'identità, senza che, in fondo, nessuno le conosca veramente.

Si insinuano e, a furia di farsi ascoltare, fanno finta di diventar vere. Sono le parole della politica, evocate con plateale sapienza da chi, dietro il loro rumore roboante, nasconde spesso l'inconsistenza del proprio progetto. O la sua deliberata perfidia. Tante ne abbiamo ascoltate negli ultimi decenni: bipolarismo, maggioritario, bipartizan, giustizialismo, etc. Oggi va per la maggiore "federalismo", con l'abbellimento dell'aggettivo "fiscale".
Che cosa sia veramente nessuno è riuscito a spiegarlo all'inclito: oltre al fatto che è la dichiarata battaglia della vita di Bossi e dei suoi. E già questo dovrebbe far pensare qualcosa a chi leghista non è. Secondo il nuovo galateo del "conflitto dolce", parlar male del federalismo fiscale pare brutto: si può lievemente criticare, sostenendo, ad esempio che va benissimo che le regioni più ricche si riprendano tutto il loro gettito fiscale, che facciano le loro scuole con insegnanti rigorosamente indigeni, che le materie d'insegnamento le scrivano nuovi storici di vaglio come il prof. Borghezio e il Nobel Calderoli, ma, insomma, sarebbe pure il caso di riservare un cip anche per quei poveri sfigati che stanno da Roma ladrona in giù e che infestano con i loro manovali dell'insegnamento le scuole del nord, come i baccelloni che cadevano dallo spazio nel film di Don Siegel. Bisognerebbe, dunque, pensare a un federalismo fiscale ma anche un po' solidale.
Il torpore ipnotico che sembra aver preso l'intero paese (quello "legale", naturalmente, quello della politica dal centro. Qui sì che ci vorrebbe un po' di risorsa locale per contrastare la Roma ladrona delle liste bloccate. Inventate da Calderoli) non può cancellare alcune cose fondamentali che appartengono non alla politica o alla scienza tributaria, ma al buon senso comune.
Per esempio: a parte lo sciagurato nascondimento che dietro la parola ipnotica fa l'assenza di storia del federalismo, quello dei Cattaneo e dei Madison ma anche dei Bodin e degli Althusius, rimuovendo il pensiero vero, quello che racconta come l'approdo federale sia una scelta compiuta da entità separate impegnate a coesistere dentro una forma-stato che ne fa sintesi e non il contrario (che si chiama secessionismo), bisognerà ricordare che una logica della solidarietà è persino scritta nel dna dell'Ue, nel principio dei fondi strutturali. È l'Ue (che tanto non piace ai Leghisti) è la declinazione più alta e più compiuta di ciò che in Europa può avvicinarsi all'idea federale. Anzi: confederale. Ma poi ancora: il principio antisolidale del "fe.fi" (federalismo fiscale), che afferma l'idea che chi è più ricco più utilizza le sue risorse senza farsi carico di qualsivoglia ragione di redistribuzione, mostra la perversa attitudine ad allargare il divario tra nord e sud - e questo può importare al sud ma non al nord - ma anche nelle aree interne subregionali, se passa il principio dell'uso e consumo del proprio in loco. E questo può importare anche al nord. Insomma: destiamoci dall'ipnosi. E, nel nostro galateo della nuova politica cortese, proviamo a sillabare qualche parola in disuso. Tipo "solidarietà". Un po' vintage. Ma tanto forte.


* deputato Italia dei Valori

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27/08/2008










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