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stati uniti: la corsa alla casa bianca

I grandi rimpianti di Hillary

È densa di rimpianti la grande giornata di Hillary alla Convention Democratica di Denver. Una giornata che le impone, con la morte nel cuore, di invitare tutti i democratici e tutto il resto d'America a votare «per il prossimo presidente degli Stati Uniti: Barack Obama».

Obama e Clinton È un copione inevitabile, già scritto dal destino e dagli errori della campagna elettorale della ex-first lady, un copione che mette oggi l'unità del partito al di sopra di ogni altra cosa. La Clinton ha ricevuto 18 milioni di voti alle primarie, ma circa il 30 per cento dei democratici pro-Hillary non intendono votare per Obama, nonostante gli appelli della ex-first lady.


Hillary viene descritta più rassegnata di Bill nell'accettare il risultato. Ma non è stato facile per lei avviare la sua convention lunedì, con un breakfast con i 361 delegati di New York che l'avevano votata in massa alle primarie. I vecchi cartelli «Hillary for President» sono stati sostituiti da «Hillary Made History» (Hillary ha fatto Storia), giungendo ad un soffio dalla prima candidatura di una donna alla presidenza degli Stati Uniti. Ma c'era una atmosfera da funerale alla riunione. Al punto che qualcuno si è sentito in obbligo di far notare ai delegati la necessità di mostrare più entusiasmo per la convention e per Obama.


Per il suo discorso alla convention Hillary ha chiesto l'aiuto di alcuni dei più bravi speech-writers della sua campagna elettorale. È un discorso che avviene in occasione dell'anniversario numero 88 della concessione del voto alle donne Usa dopo quasi tre decenni di lotta da parte del movimento delle suffragette. È una coincidenza significativa per la senatrice giunta ad un soffio dalla candidatura della prima donna alla presidenza.


Dopo i Kennedy, i Clinton sono l'altra dinasty della politica Usa. Bill e Hillary dovrebbero andare a lezione da Ted per imparare che c'è un futuro per chi si fa da parte, ha ammonito il New York Times. Battuti alle primarie, le due persone che hanno dominato il partito democratico nell'ultima generazione hanno una chance di resurrezione: ogni loro parola pesata, ogni gesto passato al microscopio. Quello di Bill e Hillary è un ruolo da acrobati della politica mentre i repubblicani di John McCain continuano ad «adottare» volto e parole della ex First Lady per sabotare le chance di Obama di diventare presidente.


Secondo il New York Times, c'è Ted a indicare la strada: «Kennedy è la prova che Francis Scott Fitzgerald aveva torto quando diceva che non ci sono «secondi atti in America», ha scritto il Nyt. Ieri è stata la volta di Hillary, oggi quella di Bill: per i Clinton il podio del Pepsi Center offre la chance di riappropriasi di uno show che gli elettori hanno assegnato a Obama.

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27/08/2008










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