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L'attacco della Russia alla Georgia ha fatto pensare che si è di nuovo in una sorta di Guerra Fredda. Oggi, come sessant'anni or sono, è stato osservato, Mosca è protesa a espandersi fuori dai confini e, dunque, è inevitabile il confronto/scontro con la superpotenza americana che guida il mondo libero e difende, attraverso la Nato, quei paesi che hanno scelto la democrazia occidentale.
La simmetria tra il 1948 e il 2008 è suggestiva ma non corrisponde alla realtà storica. Ieri gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica potevano vantarsi di essere gli incontestati dominatori del globo perché uscivano vittoriosi dalla Guerra mondiale, e i loro imponenti dispositivi militari occupavano intere regioni, in particolare l'Europa dove dal Baltico all'Adriatico l'aquila americana e l'orso sovietico si fronteggiavano direttamente sul territorio marcando le rispettive zone di influenza. Oggi, in una fase di radicale cambiamento dell'equilibrio globale, dopo quasi vent'anni di incontrastato predominio della superpotenza americana, sono ben altri i protagonisti che si affacciano sul proscenio internazionale.
All'estremo Oriente la Cina con un miliardo e trecento milioni di abitanti, ormai quasi prima potenza economica, intende farsi valere anche sul terreno politico, come dimostrano le Olimpiadi. Anche l'India, che pure non è espansionista, ha le caratteristiche del protagonista internazionale di cui si dovrà pur tenere conto in futuro.
Ma la maggiore, e più inquietante, novità viene dall'islamismo che dall'Africa settentrionale fino all'Indonesia domina e condiziona popoli e nazioni.
L'11 settembre 2001 il terrorismo islamista ha dimostrato di essere un nuovo potentissimo soggetto, del tutto diverso dalle tradizionali potenze territoriali e dagli stessi movimenti che in passato hanno usato il terrorismo su scala locale.
Quello islamista, invece, è un terrorismo globale che ha dichiarato una guerra senza quartiere sia contro l'Occidente sia contro i tradizionali Stati musulmani. Vuole dominare sul miliardo di islamici sparsi nei tre continenti, controllarne le ricchezze naturali e guidarne con mano totalitaria le entità regionali. È anche intrecciato con alcuni Stati di cui ha già assunto il controllo, primo fra tutti l'Iran, esercitando per di più il ricatto nucleare in ogni angolo del globo attraverso i movimenti ad esso collegati (Al Quaeda, Hezbollah, Hamas, Fratelli musulmani).
Su questo sfondo il nuovo interventismo di Mosca, che per la prima volta dall'Afghanistan esce con i tank dai suoi confini, vorrebbe sì proporsi come dirimpettaio paritario degli Stati Uniti per la spartizione delle zone di influenza, ma in realtà ha una ben diversa consistenza. Si tratta del tentativo di Putin di riconquistare quel "ruolo imperiale" sui paesi ex soggetti all'Urss cancellandone le scelte occidentali che, prima che militari, sono state civili e politiche, in una parola di civiltà.
È per questo che non si può parlare di Guerra Fredda, un concetto legato all'antagonismo di un tempo tra libertà occidentale e totalitarismo comunista. Inoltre la Russia di oggi è vincolata da più d'una contraddizione. Deve affrontare l'influenza degli americani sulle nazioni circostanti (Paesi baltici, Ucraina, Polonia, Georgia), ma al tempo stesso deve cooperare con i servizi Usa nella lotta al fondamentalismo islamico presente nelle repubbliche asiatiche. Deve contrapporsi al modello democratico dell'Europa, ma non può fare a meno delle sue tecnologie e dei suoi capitali acquisiti in cambio del petrolio e del gas che il produttore russo vende al consumatore europeo. Infine deve affrontare il nuovo colosso cinese che preme da oriente e che insidia in pari misura l'America, l'Europa e la Russia, estendendo la competizione anche in Africa, in Asia e in America Latina.
Vero è che gli equilibri mondiali vanno verso nuove regole e nuovi modelli di cui ancora non si conoscono i lineamenti definitivi. Che, però, non saranno quelli della Guerra Fredda.
Massimo Teodori
25/08/2008