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Alberto Di Majo a.dimajo@iltempo.it Il federalismo, le ...

Alberto Di Majo
a.dimajo@iltempo.it
Il federalismo, le infrastrutture, la sanità ma anche lo spettro di un Paese in cui tutto cambia per non cambiare mai. Dove tutti si definiscono riformisti, anche se le riforme non si vedono nemmeno col binocolo.

Ma un lieto fine è possibile e il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, ci crede: «L'Italia può dare un colpo di reni, il Lazio può essere un modello».
Presidente Marrazzo, il ministro Calderoli ha annunciato che con il federalismo le Regioni potranno decidere il fisco del futuro. Il Lazio ci guadagnerà?
«Il lavoro di Calderoli punta a una semplificazione e questo è già un buon inizio ma, appunto, soltanto un inizio. Penso che quando si parla di riforme serva una visione generale che ancora non c'è: il federalismo fiscale e politico è un modo per rendere le Istituzioni più vicine ai cittadini ma anche l'opportunità per il nostro Paese di cambiare passo. Nella bozza del ministro manca una visione dello Stato. Un buon federalismo, invece, deve essere sostenuto da un'idea di Stato moderno, come accade in Germania».
Crede che con il federalismo si colmerà il divario tra Nord e Sud, che si chiuderà finalmente la questione meridionale?
«Dobbiamo usare il federalismo per liberare il Sud dalla clientela e dall'affarismo. Mi preoccupa sentire il governatore della Sicilia dire che servono dieci anni per rendere efficace la riforma federale nell'isola. Poi bisognerà valutare le entrate e i limiti della tassazione, non basta la perequazione per riequilibrare il Sud. In ogni caso non possiamo perdere questa opportunità».
Il ministro Sacconi parla di commissariamento per le Regioni che alzeranno troppo le tasse. È d'accordo?
«Le Regioni hanno soltanto un giudice: i cittadini ogni cinque anni. L'idea di Sacconi mi appare strabica: da un lato le politiche federaliste, dall'altro questo ruolo contraddittorio assegnato allo Stato».
Parliamo anche di poteri. Come orienterebbe la riforma istituzionale per la Capitale e il Lazio di cui si discute da anni?
«Non condivido l'ipotesi del distretto federale chiuso nei confini del Gra quando il porto è a Civitavecchia, l'aeroporto principale a Fiumicino e quello low cost a Viterbo. Questa è una logica vecchia di almeno vent'anni, spero che il sindaco Alemanno faccia uno scatto. Serve una legge ordinaria condivisa per costruire il modello di una Capitale che interagisce con il territorio della regione».
Crede che di questo tema si occuperà la Commissione Attali de Noantri, guidata da Giuliano Amato?
«Il presidente Amato se ne può occupare eccome, anzi è la priorità».
La prossima settimana ripartirà il confronto tra la Regione Lazio e il governo sulla sanità. Lei potrebbe essere commissariato...
«Credo che non succederà. Stavolta sarò io al tavolo per definire strumenti e obiettivi. Alla riunione tecnica di martedì dirò che per risparmiare non c'è soltanto il ticket ma altri sistemi».
Cioè?
«Arriverò a una nuova politica sulla spesa farmaceutica discutendo con chi prescrive, produce e vende farmaci, ovviamente incentivando i generici. Poi c'è la questione dei policlinici universitari, ne abbiamo cinque: deve farsene carico anche il governo. Inoltre si può pensare a una forma di compartecipazione ai costi delle medicine ma non a un ticket».
Nel Lazio chiuderanno alcuni ospedali, come lo spiegherà ai cittadini?
«Le faccio un esempio: a Roma in poco più di due chilometri quadrati di centro storico ci sono sette ospedali, a Parigi cinque, a Londra due. Non chiuderemo i nosocomi, alcuni li riconvertiremo: al loro posto metteremo dei presìdi sanitari e avremo un'offerta maggiore. Parliamoci chiaro: perché non bisogna dire ai cittadini che ci sono reparti che sono utili soltanto ai primari? Oppure che non serve a niente un ospedale a cui mancano specialità importanti che magari si trovano in un nosocomio a pochi chilometri? Non ho niente da perdere, lavoro soltanto per il bene dei cittadini».
Un tempo l'accomunavano a Romano Prodi, soprattutto perché costretto a fare i conti con una maggioranza riottosa. Ora le cose sono cambiate. Cos'è successo?
«È vero, la mia maggioranza sembrava inadeguata alle emergenze che ci siamo trovati ad affrontare, dalla sanità ai rifiuti, fino alle infrastrutture mai realizzate da decenni. Abbiamo dimostrato il contrario. Forse qualcuno aveva sottovalutato il mio carattere: io vengo da una famiglia che ha convissuto con grandi difficoltà e non mi arrendo».
Quali sono i progetti della sua Regione a cui tiene di più?
«Le infrastrutture: ci abbiamo puntato tutto. Consegneremo nel 2009 la Sora-Ferentino-Frosinone, se ne parla dagli anni Settanta. Inoltre abbiamo dato il via libera alla Roma-Latina-Cisterna-Valmontone, faremo l'aeroporto a Viterbo e, oltre a Civitavecchia, un porto croceristico a Fiumicino. Valuteremo anche se ci sono le condizioni per un altro scalo nella parte meridionale del Lazio. Per me questo significa essere riformista».

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24/08/2008










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