Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

Le molte positive reazioni alla decisione di due licei di ...

Le molte positive reazioni alla decisione di due licei di Roma e Milano di attribuire un premio in denaro agli studenti migliori attestano come, almeno su certi temi, il clima culturale del Paese sia davvero cambiato. Per giunta, al ministero uno dei criteri-guida per rinnovare il sistema d'istruzione è da tempo proprio la valorizzazione di chi si impegna: quale docente o anche quale studente.

È come se il '68 e le sue parole d'ordine (basti pensare all'egualitarismo delle "prediche" di don Lorenzo Milani) fossero fossili di un'epoca remota, consegnata a un passato da dimenticare. Qualche critica ai "premi" in denaro è certamente giunta, ma neppure è mancato chi, come Elena Loewenthal, ha visto in tali iniziative una riedizione rivista e corretta della "vecchia manica larga", sostenendo che in fondo i bravi allievi fanno solo il loro dovere e dovrebbero accontentarsi di ciò che imparano.
Adottare una logica premiale, però, non è certo sbagliato né va criticato il fatto che si destinino soldi (o buoni-acquisto per libri e dvd) a quanti hanno ottenuto una media superiore all'otto. Restaurare la dignità del merito e al tempo stesso superare il tabù del denaro, che non è certo lo "sterco del demonio", significa riuscire a fare contemporaneamente due passi importanti verso una società un po' più sana.
Premi come quelli attribuiti dai due licei (dai 90 ai 200 euro) sono però ancora troppo modesti e quindi sono ben lontani dal rappresentare l'opportunità di studiare per quanti non hanno i mezzi economici. In definitiva, in Italia continua a mancare la cultura delle borse di studio o dei prestiti d'onore. Tanto più che i fondi dati ai liceali eccellenti provengono dal bilancio di scuole di Stato le quali costano un'enormità ai contribuenti e fanno fatica a restare in piedi. C'è allora bisogno che si compia un'ulteriore evoluzione, iniziando a considerare l'aiuto ai ragazzi meritevoli come un obiettivo che deve stare a cuore all'intera società. Se giustamente siamo disposti a versare 50 euro per le fondazioni che finanziano la ricerca contro il tumore o restaurano le ville secentesche, non si vede perché non ci si possa analogamente impegnare per garantire un tranquillo cammino di studio ha chi ha qualità e voglia di fare, ma è privo di soldi.
In America iniziative private di questo tipo esistono in gran numero, anche perché in quella cultura è radicata l'idea che chi ha fatto fortuna debba saper liberamente "restituire" almeno una parte del proprio patrimonio sostenendo la società nelle sue esigenze fondamentali. Ma questo non vale solo per i tycoon come Bill Gates, dato che la filantropia coinvolge l'intera società e spesso si orienta proprio verso l'istruzione. Questo è un po' il punto: dobbiamo tutti prendere un po' più sulle nostre spalle, al di fuori di ogni logica statalista, il mondo della scuola, nella convinzione che se sapremo dare un'opportunità ai giovani più promettenti sarà la società nel suo insieme a trarne beneficio.

Vai alla homepage

22/08/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro