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La storia, il commerciante
con il record di furti

Io, tabaccaio, rapinato sedici volte in 16 anni

Via Poggio Bracciolini,San Basilio, periferia est di Roma. È la mattina del 16 agosto del 2004. Al civico 46, Felice Avella, 57 anni, sta riaprendo il suo negozio di tabacchi. Con lui c'è sua moglie.

Felice Avella, tabaccaio del quartiere romano di San Basilio Felice alza la saracinesca, controlla che sia tutto in ordine. Sua moglie fa il giro del bancone e apre la cassa. Dentro ci sono 30 euro, i soldi per dare il resto ai primi clienti della giornata. La figura di un uomo, cappellino calato sugli occhi, si staglia nella penobra dell'ingresso. Felice, miope, inforca gli occhiali e mette a fuoco. Nella mano dello sconosciuto c'è un crick.

Per Felice, questo, è il quindicesimo faccia a faccia con un rapinatore. Felice non si scompone e si rivolge al malvivente come farebbe con qualsiasi testa calda del quartiere: «Ieri era ferragosto, ma ti sembra il giorno adatto per fare una rapina?», e gli gira le spalle noncurante. Ma quello, in un impeto d'orgoglio, entra e sbatte con forza il crick sul bancone. Sua moglie si getta spaventata sotto il bancone.

Felice si volta di scatto, non la vede e pensa al peggio. Si lancia sul ragazzo, gli strappa di mano il crick e lo insegue per strada fin sotto il commissariato, dove quello sarà acciuffato dai poliziotti. In commissariato, l'agente che sta scrivendo la denuncia dice a Felice: «Questa storia dell'inseguimento non la mettiamo nel verbale. Non si sa mai. Potrebbero esserci gli estremi per un eccesso di legittima difesa». Felice Avella oggi a 61 anni, da due non viene rapinato, ma il suo «tabacchi» detiene ancora il record nazionale di assalti: 5 furti e 11 rapine in 16 anni di attività.


Era la prima volta che reagiva in quel modo?


Sì, ed è stata anche l'ultima.


Qual è la molla che fa scattare una reazione del genere?


Quando mi sono voltato e non ho visto mia moglie dietro al bancone mi è schizzato il sague al cervello e non ho capito più niente. Avevo solo voglia di ammazzare quel ragazzo.


Secondo lei la reazione del tabaccaio di Aprilia o di altri commercianti che hanno ucciso va in qualche modo giustificata?


Dico che se hai una pistola allora tanto vale usarla.


Lei hai un'arma?


No, ma gli agenti del commissariato qui vicino, dopo l'ennesima rapina, mi chiesero se volessi prendere il porto d'armi


Perché non lo prese?


Perché credo che tanto non riuscirei a sparare.


Ad Aprilia non c'è il commissariato, lei ne ha uno a duecento metri. Questo la fa sentire più sicuro?


Me lo dica lei. Ho subito per 16 anni una media di una rapina al giorno. Il problema non è sentirsi più o meno sicuri. Il problema è che da 16 anni le cose non sono cambiate.


Lei ha subito 4 rapine a mano armata. Qual è il miglior modo per difendersi dai malviventi?


Alzare le mani in alto quanto ti dicono di farlo, soprattutto se in negozio con te c'è tua moglie.


Cosa prova quando vede portar via la roba sotto i suoi occhi sapendo di non poter fare niente?


Rabbia, soprattutto perché noi tabaccai anticipiamo allo Stato il prezzo pieno della merce pur guadagnando solo il 5%. Se ti rubano sigarette ci rimetti il 100 per cento. Nel nostro campo, se subisci un furto, non puoi permetterti di dire: «Ma che mi frega!»


Sarà anche per questo che alcuni suoi colleghi si ribellano ai furti impugnando una pistola?


È anche per questo. Dopo una rapina ti viene un tale sconforto che vorresti chiudere.


Eppure lei ha saputo resistere.

Sì, ormai ci ho fatto il callo e quando racconto la mia storia mi viene addirittura da ridere. Ma ho ancora impressa nella memoria la prima rapina. Mi puntarono un fucile a canne mozze addosso. Se l'avessero puntato addosso a mia moglie, forse non sarei qui a raccontarlo.

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Matteo Vincenzoni

22/08/2008










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