Rassegna stampa
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

E così alla sterminata crescente bibliografia che in tutto ...

E così alla sterminata crescente bibliografia che in tutto il mondo accompagna il Futurismo, si è aggiunto ieri un intervento dell'on. Volonté, che suona risposta all'articolo di Matteo D'Ambrosio, dell'Università di Napoli, il quale nel «Tempo» di sabato scorso notava come per ricordare i cent'anni del movimento futurista, fondato nel 1909 da «un tal Marinetti», l'Italia sia in ritardo, tanto che già ci anticipano l'Università di Helsinki e il Museo Puskin.

(Per non dire di altre iniziative straniere).
Io so per certo che l'on. Volonté sta bene in salute, mi accorgo come tutti che questo sole d'agosto non è così spietato e vedo, dalla biografia di questo deputato, ch'egli viene da edificanti esperienze. Certi deragliamenti, si sa, sono inspiegabili. Ma, per fortuna, episodici. Mi sentirei di escludere che egli un domani possa prendere di petto, che so?, Omero, a cagione di tutte quelle carneficine, e di quelle insanguinate feste, e di quegli eroi, di cui è piena l'«Iliade». Ecco, non credo che — per stare a questa ipotesi — egli possa andare oltre il consiglio d'una lettura critica di quel pericoloso poema.
Ma, caro onorevole Volonté, ascolti. Lei che giovane giovane, nel '90, era con i Cattolici Popolari, non seppe che proprio nel Meeting di Rimini di quell'anno fu presentata la mia biografia di Marinetti? Sa perché questo avvenne? Non per un riguardo all'autore, che pure godeva lì di qualche benevolenza, ma perché dal libro veniva fuori — risvolto poco noto — che Marinetti, l'anticlericale Marinetti, colui che in opposizione al primo Mussolini aveva proposto lo «svaticamento», ebbe sicura fede cattolica pur nelle tempeste della sua vita, che fu la vita di una di quelle pecore pazze sì, ma in Alto predilette. Lei che, certo senza volerlo, ma al nodo dei farisei, è andato a cogliere gli echi delle angosce di Malthus nella declamazione marinettiana («La guerra sola igiene del mondo» era quasi un ritornello, nel 1909: e prima o poi bisognerà pubblicare il sorprendente elenco di quanti lo cantavano); lei sa che Marinetti (detestato da Rosenberg e C.) intitolò l'ultima sua opera «L'aeropoema di Gesù»?
Lei sa che Marinetti ebbe educazione cattolica e seguì la ratio studiorum dei gesuiti dalle elementari e fino alle soglie del baccalaureato? Certamente lei non ignora che ne fece di cotte e di crude, ma devo credere che non sappia che egli fu marito modello; né che mandò le figlie a scuola dalla suore di Trinità de' Monti, e poi che fu amico di don Galbiati, che frequentò i sacramenti in alcune svolte della vita e che ebbe i funerali religiosi.
Tutto questo le dico perché lei è un cattolico, e qui consapevolmente corro il rischio, davanti ai lettori, di sbilanciare la figura di Marinetti illuminando di essa soltanto un aspetto, certo non il più importante. Per il resto, basti ripetere ciò che è noto: e cioè che egli fu tra le maggiori personalità espresse dall'Italia nel Novecento, e l'iniziatore, la guida, dell'unica molteplice seminagione estetica che il nostro Paese abbia effettuato nel mondo durante il secolo scorso: il futurismo.

Vai alla homepage

15/08/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro