Questo solo per ricordare che dietro alla realizzazione del Pincio non c'è soltanto la costruzione di un parcheggio, ma l'intera riqualificazione del cuore di Roma. Bloccare un progetto simile con argomentazioni che, più che bocciare, sembrano suggerire una variante (prevista tra l'altro nel progetto esecutivo), rischia di trasformarsi in un boomerang non solo economico.
Certamente, quel 25 settembre del 2006, i 13 voti contrari al progetto del Pincio erano quelli di An, Fi, Udc, oggi al governo della città. Anche se, è bene ricordarlo, la contrarietà non era incentrata sul progetto tecnico ma sull'idea di dover riservare la maggior parte dei nuovi box auto sotto il Pincio ai residenti. Era, insomma, un problema di filosofia politica più che di argomentazione tecnica. Siamo quindi su un piano ben diverso rispetto alla Teca di Meier, contestata da sempre per estetica e collocazione e che, ci aspettiamo venga davvero trasferita in un quartiere della città più in armonia con l'opera che deturpa l'Ara Pacis e l'intero contesto di piazza Augusto Imperatore.
Il rischio dello stop ai lavori per il parcheggio del Pincio è ben diverso e molto più ampio. Non solo i 30 milioni di euro dell'appalto, eventualmente da risarcire con penale al seguito, ma un'alternativa che non c'è. L'ampliamento del parcheggio di Villa Borghese è già in corso e rientra comunque nel numero dei nuovi posti auto a servizio del centro storico, dei quali si è concluso l'iter amministrativo. Quindi non può rappresentare una, o peggio, l'alternativa ai 700 posti auto del Pincio.
Per questo, molto probabilmente, il parcheggio sopra piazza del Popolo si farà, magari adottando quelle varianti comunque previste nell'esecuzione di un progetto così complesso e delicato e per il quale, non a caso, sono stati propedeutici quasi due anni di sondaggi. La stessa sorte sembra toccare anche al Foro Italico o alla tramvia Eur-Tor de' Cenci, anch'essi sospesi per meglio definirne il progetto. Un black out che la città rischia di pagare caro, in termini di soldi e tempi. Il timore, insomma, è che l'esperienza delle strisce blu si ripeta anche per le grandi opere. Sospese forse con troppa solerzia per una sentenza del Tar e reintrodotte in base a un principio che fu cavallo di battaglia di An, ovvero, con il giusto rapporto strisce bianche-strisce blu. Una battaglia politica che il centrodestra ha vinto solo a metà: un'ora di parcheggio in centro costerà infatti 1,20 euro all'ora. Più parcheggi gratis in periferia e aumento della tariffa in centro. Una scelta dovuta. Le casse capitoline non possono rinunciare ai cospicui proventi della sosta a pagamento. Questo per dire come il rischio di prendere tempo e perdere risorse è quello di ritrovarsi poi a dover percorrere quella stessa strada che, se dall'opposizione appariva sbagliata, da maggioranza di governo si rivela invece l'unica possibile.
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14/08/2008