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In difesa della libertà di mercato

Politici e autorità di vigilanza giù le mani dai fornai

Demagogia e populismo sono una miscela esplosiva, specie se riesumano la lotta di classe. Non c'è futuro per un Paese quando un intero ceto dirigente dice banalità per mettere sotto processo il nostro fornaio, che certo si è comprato una Bmw, ma che da anni inverte il giorno e la notte in un lavoro che altri potrebbero fare, ma da cui - per ovvi motivi - si tengono ben lontani.

Circola davvero un'area pesante se non soltanto il popolino giustamente si lamenta per il caro-vita, ma perfino l'Antitrust di Antonio Catricalà, il "Mr. Prezzi" Antonio Lirosi e lo stesso ministro Claudio Scaloja ci dicono che i prezzi della rosetta, dei rigatoni o della benzina stanno crescendo non a seguito di fenomeni complessi (il grano, ad esempio, oggi costa il 30% in più che un anno fa, e quanto è accaduto al petrolio è ben noto), ma a causa della "speculazione".
Scaloja, Catricalà e Lirosi dovrebbero evitare tali interventi, anche perché sanno bene che nel mercato i prezzi emergono dall'incontro tra la domanda e l'offerta e che quello delle panetterie, ad esempio, è un settore aperto a chiunque voglia entrarvi, oltre che molto frammentato. È quindi impossibile immaginare che vi sia un "cartello" che in modo artificioso tiene alti i prezzi, ottenendo super-profitti. Se vi sono ostacoli allo sviluppo della concorrenza, s'intervenga lì: si dica quali norme vanno abolite e si liberalizzi il settore.
D'altra parte, i fornai cercano di vendere i loro prodotti al prezzo più alto possibile: proprio come facciamo noi quando cediamo un'abitazione. Ma essi sono pure in concorrenza tra loro e non possono imporre prezzi arbitrari. L'Italia, inoltre, si autorappresenta come un paese libero. Non siamo in un regime fascista o comunista, chi produce qualcosa ha il diritto di offrirlo al prezzo che desidera. E quando Mr. Prezzi afferma che "il livello dei prezzi raggiunti da pane e pasta non trova più giustificazione", le sue parole ricordano quelle formulate dal potere leninista quando decise di abbattere la Nep e tornare al più rigido controllo statale sull'economia.
Ci sarebbe da lasciar perdere, dato che perfino gli studenti del primo anno di Economia possiedono tutte le risposte giuste. Ma il guaio è che oggi una costante indagine sull'equità dei prezzi proposti dalle imprese e una verifica del comportamento degli intermediari paiono essere obiettivi fondamentali di quanti ci governano, abusando della nostra pazienza. Stiamo così scivolando verso un clima da economia socialista, dove c'è sempre un Solone che sa perfino a quanto bisogna vendere il pane.
Di recente Berlusconi ha affermato che il suo governo è oggi la vera sinistra. L'impressione è stata quella del Cavaliere di sempre, desideroso di giocare più parti nella stessa commedia. Ma sarebbe ben più grave se fosse proprio questa destra (con Robin Tax, case popolari, salvataggio di Alitalia e social card) a riportare i temi comunisti al centro della scena.

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13/08/2008










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