Nessun rottame, nessuna traccia. E i nostri connazionali tuttora dispersi.
Aspettano i familiari di Stefano Fragione e Fabiola Napoli, giovane coppia romana in luna di miele, quelli di Paolo Durante, 42 anni, e sua moglie Bruna Guernieri di Treviso, 44, in vacanza con le figlie Sofia ed Emma, 6 e 8, e quelli di Annalisa Montanari, 42, e Rita Calanni Rindina, 46, di Bologna. Molto è ancora un mistero: che forse in passato, secondo i parenti, qualcuno non ha voluto chiarire. Durissime le accuse di inefficienza nelle ricerche mosse dai familiari alle autorità venezuelane, convinte del «tragico incidente». Nel mirino, anche la Farnesina e l'ex capo dell'Unità di crisi Elisabetta Belloni, che non avrebbero aiutato a chiarire l'accaduto. E altre ipotesi si sono fatte largo: come un sequestro dell'aereo, un suo dirottamento.
Solo oggi i contrasti potrebbero sciogliersi. E, per la prima volta, le famiglie non si chiudono dinanzi all'ipotesi dell'incidente. «Siamo soddisfatti della riunione a Palazzo Chigi il 31 luglio - dice Debora Napoli, sorella di Fabiola - Abbiamo incontrato il segretario generale di Palazzo Chigi, Mauro Masi, rappresentanti dei Ministeri, l'Unità di crisi. Masi ci ha chiesto cosa il Governo potesse fare per aiutarci. Noi non rifiutiamo a priori l'idea dell'incidente, ma vogliamo che questa ipotesi sia indagata bene, prima di sposarla. I venezuelani, anche volendo, non hanno le possibilità per eseguire le ricerche. Con loro deve esserci un nostro pool di esperti che, in primo luogo, dia conferma del luogo del presunto impatto. Abbiamo domandato che siano richieste alla NASA le immagini satellitari di quel giorno: se l'aereo fosse stato ripreso, potremmo finalmente ricostruirne il vero percorso».
Ora i familiari di Stefano e Fabiola sono insieme a casa di Debora, a Roccella Jonica: «È la prima estate senza di loro, non può essere una vacanza - dice lei - Mia sorella veniva sempre qui con Stefano: c'è la loro camera, il posto dove andavamo al mare, i nostri ristoranti, i bar. Stiamo rivivendo tutto: il pensiero è sempre a loro». E di loro si parla rigorosamente al presente, con la voce che trema. «Fabiola ha 33 anni. Laureata a pieni voti, è neuropsichiatria infantile. Lavora in varie associazioni a Roma». Con Stefano, 34, «si è sposata il 29 dicembre, dopo 7 anni d'amore. Io e mio marito le abbiamo fatto da testimoni. Questo viaggio era il regalo di nozze degli amici di Stefano». Diverse ma unite per la pelle: «Io sono la maggiore, quella più concreta, l'imprenditrice. Fabiola è più riflessiva, metodica. Ma siamo sempre state in simbiosi». La piccola Alice, una delle figlie di Debora, chiede sempre della zia: «Le ho detto che è in America a curare i bambini malati, senza telefono. Lei le scrive letterine, e sa che quando avrà finito torneranno». Ancora però nessun ritorno: «È un'estate penosa. Vivere sospesi è terribile, ti fa sentire impotente. I miei genitori non sono più in grado di sopportare questa tensione, per loro è atroce. Dina però, la mamma di Stefano, mi ha detto: «Sono contenta di essere venuta, qui me li sento vicini»». E proprio Dina, vedova da quando Stefano aveva 6 mesi, spiega: «Io sono una che lotta, ma ho perso due figli, non uno. Non sono più la stessa». Chi è Stefano? «Ragioniere, promotore finanziario, imprenditore pubblicitario. Ma anche la "mia bambina", Fabiola, non è da meno».
Dove sono ora? «So solo che mio figlio, da là dov'è, si chiede: «Ma che sta facendo mia mamma?». E Fabiola lo rassicura: «Stai tranquillo, Dina ci ha aiuta, sistema tutto lei». Lo sanno che sto facendo il diavolo a quattro. Per mesi nessuno ci ha aiutato, mi hanno solo presa in giro. Ora sembra che qualcosa si muova: i miei figlioli devono tornare, noi li vogliamo a casa».
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11/08/2008