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È una piccola-grande rivoluzione italiana. È tutta in un numeretto, in una percentuale: rispetto allo scorso anno c'è il 38% circa di fannulloni in meno. È forse il primo caso, nella recente storia giornalistica italiana, in cui una "buona" notizia è una "notizia", è il classico uomo che morde il cane.
Il calo verticale dell'assenteismo rivela da un lato che nel paese c'è più buona salute di quanto le statistiche dello scorso anno facevano temere, ma, fuori d'ironia, confermano che il ministro Brunetta aveva ragione.
Comunque la si pensi, qualunque sia il voto espresso alle recenti politiche, resta che la campagna di Brunetta ha avuto un successo senza precedenti. Un economista serio è riuscito con martellanti messaggi e con argomenti forti a scuotere la pubblica opinione e anche a suscitare quel sano timore che ha indotto tanti a riprendere la via del lavoro. E' il caso di dire che la politica degli annunci questa volta ha pagato. E ha pagato perché si è incrociata con uno stato d'animo del paese che covava sotto la cenere. L'Italia era stufa non degli annunci, ma degli annunci senza seguito. L'Italia aveva voglia di essere governata.
Il rifiuto della politica che spesso abbiamo constatato era strettamente legato alla percezione di una politica ciarliera ma poco efficace. I cittadini avevano l'impressione che la politica andasse per un verso e il paese verso un altro.
E da qui scaturivano comportamenti di massa che violavano spesso le regole della civile con vivenza. I rifiuti a Napoli? Si gettano dalla finestra e se a qualcuno viene in mente di fare una discarica la faccia lontano da casa mia, possibilmente in un'altra regione.
È bastato, si fa per dire, mandare i militari a presidiare il territorio, esercitare l'arte del comando e i sindaci ribelli si sono rimessi la fascia tricolore per lavorare e non per capeggiare proteste.
La stessa cosa è accaduto nella pubblica amministrazione. Nessuno controlla, nessuno paga? Tanti a casa ovvero a fare un altro lavoro in nero. Brunetta si è fatto prendere sul serio, fra minacce e rivelazioni di nomi, molti hanno capito che la ricreazione stava finendo e in tanti, non ancora tutti, hanno chiuso spontaneamente la fase delle malattie finte.
Il comportamento di Brunetta oltre a rivelare la necessità di esercitare il comando democratico ogni volta che viene richiesto ovvero che è necessario, ci fa scoprire un tesoro nascosto. Se in tanti decidono di tornare a lavorare, e se tornando a lavorare trovano dirigenti che sanno farli lavorare, la possibilità di recuperare funzionalità e efficienza si moltiplica in modo esponenziale. Stiamo scoprendo che questo paese, che andava a scartamento ridotto perché ammalato di pessimismo e di assenteismo, può diventare un altro paese, un paese in cui ciascuno fa il suo dovere.
Forse non ci rendiamo conto di quanto questa modifica delle statistiche sull'assenteismo possa cambiare non solo l'immagine esterna dell'Italia, ma può modificare la percezione dell'immagine «interna». L'Italia può fare di più, ha risorse umane che cominciano ad riutilizzate e, quindi, questa Italia può darsi gli stessi obiettivi di altri grandi democrazie che hanno più di noi una pubblica amministrazione che funziona.
Ho scritto che quel dato rivela una piccola-grande rivoluzione perché fra i mali italiani quello peggiore è una specie di mal di vivere, una sorta di oblomovismo diffuso (Oblomov è un personaggio della letteratura russa simbolo dell'impigrimento come modo di vivere o di rinunciare a vivere) che ci rendeva incapaci di fare progetti ambiziosi e che rischiava di sfiancare quella parte del paese che portava su di sé la responsabilità generale.
Questo primo round vinto da Brunetta parla al governo e parla all'opposizione. Al governo dice che c'è consenso importante che non è solo adesione e voto elettorale, ma accettazione delle decisioni prese o minacciate. La domanda di governo chiede perciò di essere accompagnata da altre decisioni. Si può tendere la corda, gli italiani sono in grado di sopportare lo sforzo.
L'opposizione deve fare ciò che deciderà di dire, ma deve cogliere nel successo di Brunetta una lezione. Questa: non è vero che bisogna dire di sì a tutti, ci sono dei no che hanno successo. Il bisogno di governo riguarda anche l'opposizione. Chi è in minoranza deve controllare chi governa, ma deve fuggire dalla tentazione di cavalcare tutte le proteste. Forse possiamo diventare un paese normale.
Peppino Caldarola
08/08/2008