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il reportage

New York a dieta
per la crisi

Quando Jennifer prese appuntamento con il suo avvocato per decidere i termini del divorzio dal marito, lo stesso giorno si recò in uno dei negozi di antiquariato sulla Sesta strada, a due passi dalla Broadway, per mettere in vendita la sua collezione di borse Chanel e Louis Vuitton.

New York Circa quattromila euro di griffatissimi ricordi di anniversari, cocktail, viaggi a Parigi, cadeau dell'amante di turno. Dieci anni di vita coniugale (difficilmente un matrimonio a New York, doppia la decade) ora esposti in vetrina per la gioia di qualche gruppo di turisti italiani che questa estate, con l'euro forte, si sentono i padroni della Grande Mela. La crisi economica ha cambiato i costumi anche nella ricchissima Manhattan. Così oltre a ridimensionare l'uso dell'auto, centellinare gli appuntamenti con l'estetista, allungare l'intervallo tra un ritocchino chirurgico e l'altro, tagliare la spesa del personal trainer, per i newyorkesi pure il divorzio viene vissuto alla luce dello spettro della crisi economica.


Mark Rainey, il proprietario di uno dei negozi di antiquariato che proliferano attorno alla Annex Antique Fair Flea Market, l'area dove si estende ogni fine settimana uno dei maggiori mercati delle pulci di New York, spiega così la crisi economica: «Mentre qualche anno fa una donna dell'Upper East Side reagiva al divorzio lasciandosi andare a una rigenerante bulimia da acquisti di lusso, ora viene qui a fare la fila per vendere quelle stesse borse, scarpe, cinte e accessori griffati dai quali mai si sarebbe separata anche a fronte di un magro assegno dell'ex marito. I newyorkesi sono spaventati dalla crisi e anche se non hanno problemi finanziari sono ossessionati dalla paura di trovarsi da un momento all'altro sul lastrico».


Ma oltre alle borse griffate, gli stessi negozi possono anche proporre l'acquisto dell'auto di lusso o trasformarsi addirittura in un intermediario immobiliare. C'è il caso infatti che la stessa Jennifer decida di ridimensionare il suo stile di vita, perchè, con l'aria che tira, meglio essere pronti a tutto. È una vera e propria rivoluzione culturale quella in atto in tutti gli Stati Uniti ma che a New York, cromosomicamente allergica a qualsiasi forma di contrazione dei consumi e strutturata per reagire anche a gravi eventi (un esempio per tutti quello dell'11 settembre), è diventata più evidente.


Le quotazioni del prezzo del petrolio vengono seguite come il listino di Wall Street, i rincari dei generi alimentari diventano argomento di cui discutere ad un vernissage come pure della lista di quei negozi dove si risparmia. E nessuno si stupisce se sulla snobbissima Medison Avenue, compaiono gli annunci di saldi d'eccezione, del tipo «comprate due paia di scarpe e ve ne regaliamo un terzo».


I tagli colpiscono prima di tutto l'uso dell'auto. Anche se la benzina costa quasi la metà che in Europa, l'aumento è stato scioccante: i 4 dollari al gallone di oggi sono il triplo del dollaro e mezzo di sei anni fa. Le metropolitane sono affollate e proliferano i negozi che vendono le biciclette. I cinesi che hanno già intuito il business si sono attrezzati e dentro Central Park hanno organizzato una serie di punti di «pronto intervento» per i ciclisti che bucano o hanno bisogno di qualsiasi intervento sulle due ruote. Poi distribuiscono un numero che assicura l'assistenza immediata in qualsiasi parte della città.


Dopo l'auto, l'abbigliamento e gli alimentari. Si moltiplicano i siti internet per lo scambio e l'affitto di vestiti e accessori di lusso. Per poche centinaia di dollari è possibile avere un abito firmato per una serata o il fine settimana. Alcuni parrucchieri offrono una tessera con un certo numero di sedute a prezzi scontati.


E poi i generi alimentari. Nelle trasmissioni televisive dedicate alla cucina, molto seguite dai newyorkesi, fanno la loro comparsa accanto alla quantità delle calorie anche i consigli per usare ingredienti meno costosi ma ugualmente in grado di soddisfare il palato. D'altronde il costo dei cereali è cresciuto del 75% in un anno, continua a ripetere in tono martellante la CBS. La Kellogs ha messo sul mercato confezioni più piccole di fiocchi d'avena per non dare l'impressione dei rincari e nei supermercati le vaschette dei cibi pronti per il take away sono diventate meno capienti.


La crisi ha colpito anche il ricchissimo settore della chirurgia plastica. Ogni settimana, nella pausa pasto, la signora Kelly Collins, invece che andare al sushi bar, faceva un salto dal vicino medico estetico a rinfrescarsi il viso con qualche punturina di vitamine; ogni due mesi era la volta del botulino o dell'ultimo ritrovato di dermo-lifting. Ma ora non si può più permettere di spendere i 2.000 dollari a seduta e così «qualche rughetta non guasta» è il leit motive tra le quarantenni. I seni che svettavano sulla Fifth Ave come le Twin Towers, si sono sgonfiati sotto gli attacchi del declino economico. C'è chi dice che basta sedersi al Runway, il club più cool di tutta New York e guardare il via vai di zigomi meno tirati, seni meno tonici, muscoli meno gonfi, per rendersi conto dello stato di salute dell'economia Usa. Non bisogna ricorrere agli analisti finanziari ma soffermarsi su quelle zampe di gallina per capire che la locomotiva ha rallentato la corsa.
 

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Laura Della Pasqua

05/08/2008










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