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Solo i sindacati fanno finta di dimenticarlo

La difesa dei lavoratori passa per il rispetto degli impegni

Oggi che l'economia è ferma, è indispensabile che il mondo del lavoro abbandoni i propri atteggiamenti più conservatori. Nel passato i sindacati hanno chiesto e ottenuto dalla politica la costruzione di un sistema di privilegi che ha permesso a molti docenti, ad esempio, di andare in pensione dopo una decina di anni di insegnamento.

Ma simili follie oggi non sono più possibili, non fosse altro perché mancano i soldi. Il Paese ha urgente bisogno di rimettersi in moto e questa considerazione dovrebbe spingere a una riflessione tali associazioni, specie in ragione del fatto che sono proprio operai e impiegati a pagare il prezzo più alto. Entro tale quadro, poiché nel mese di giugno si è assistito ad un crollo del 20% delle assenze per motivi di salute da parte degli statali, è triste vedere che i sindacati avversino l'operato di Renato Brunetta, che pure limitandosi ad annunciare riforme è già riuscito ad ottenere significativi risultati. Minore assenteismo, infatti, significa tempi più rapidi per chi attende un'autorizzazione e code più brevi per chi ha bisogno di cure. La difesa dei lavoratori passa anche e soprattutto dalla valorizzazione dell'impegno personale, come era ben noto un tempo. La stessa cultura comunista, certamente avversa al capitalismo, non ha mai tradotto il suo rigetto della libertà di mercato in un'esaltazione dei fannulloni o dei lavativi, ma anzi ha sempre visto nel lavoro una dimensione importante, nella quale l'uomo può esprimere se stesso.
Proprio per tale motivo è triste constatare come il sindacalismo italiano - e non soltanto quello schierato a sinistra - malsopporti il ministro della Funzione pubblica, arrivando perfino a parlare di un governo che interviene schiacciando i diritti dei lavoratori. Ma così non si aiuta chi è senza un posto fisso, chi guadagna mille euro al mese, chi fatica a tenere in piedi la propria impresa e chi avrebbe le idee e il coraggio per aprirne una.
Se si guarda alle grandi tradizioni della cultura politica italiana, si deve constatare come le differenze fossero significative da vari punti di vista: e certo Luigi Einaudi aveva poco a che spartire con Giuseppe Di Vittorio, né Luigi Sturzo con Filippo Turati. Però nessuno avrebbe pensato di sostenere una mobilitazione a difesa di privilegiati e scansafatiche. Per tutti sono sempre state valide le parole di San Paolo, secondo il quale chi "non vuole lavorare, neppure mangi". E invece nel corso degli ultimi decenni, ben al di là delle contrapposizioni di superficie, si è affermata nel Paese una compatta cultura sindacale largamente irresponsabile.
Questo dipende dal fatto che un tempo - nel mondo liberale come in quello socialista o cattolico - c'era una centralità del lavoro privato (operaio, agricolo, professionale, ecc.) che oggi non c'è più a causa dell'espansione dello Stato. Ma questo non può essere un alibi per un'irragionevole difesa di chi non fa il proprio dovere e in tal modo finisce per danneggiarci tutti.

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29/07/2008










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