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Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it «La ricerca non ha ...

Sarina Biraghi
s.biraghi@iltempo.it
«La ricerca non ha fine». Si rifà al titolo di un famoso saggio di Karl Popper perché è la più pertinente sintesi epistemiologica delle suggestioni della scienza e della tecnica, ma è un modo colto per dire: è tutto da rifare.


L'ingegner Remo Calzona, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso la facoltà di Ingegneria de La Sapianeza di Roma, dove è titolare della cattedra di «Progetto di strutture», ha appena pubblicato un'opera, «La ricerca non ha fine» appunto, in italiano ed inglese dedicata al Ponte sullo Stretto di Messina, per raccontare la storia, il concorso di idee, l'evoluzione della scienza e lo sviluppo della tecnologia.
Ma soprattutto per dimostrare che, dopo 39 anni, quel ponte con la sua campata da 3300 metri da pilone a pilone, per collegare Scilla e Cariddi, con due carreggiate stradali a due corsie, più quella d'emergenza, e una piattaforma ferroviaria con due binari, oggi ha bisogno di una revisione, sia nell'ubicazione che nel disegno strutturale.
Professor Calzona, perché il ponte è più di una «grande opera»?
«Per il fascino che gli deriva dalla mitologia: l'espansione dell'Europa verso l'Africa attraverso la passerella Italia per collegarsi alle coste del nord Africa. L'Europa e le civiltà del nord si collegano al continente africano in tre punti: Gibilterra, Bosforo e Sicilia. La separazione del Bosforo non c'è più perché ci sono due ponti, si studia un collegamento stabile a Gibilterra mentre rimane l'aspirazione antica, fin dai tempi di Scipione l'Africano di un collegamento stabile tra le coste dell'allora impero romano e l'Africa».
Anche il traghetto è un collegamento?
«Ma collegamento stabile significa passare in ogni momento, quando si vuole, non come avviene ora con il traghetto e si è sottoposti ad orari e mezzi comuni. Del resto l'idea di un collegamento stabile era già un obiettivo nell'Ottocento quando Cavour ambiva ad un'Italia unita "cucita" con il fil di ferro, cioè con la ferrovia. E fu allora che nacquero i primi ferry boat tra Reggio Calabria e Messina».
Ora come allora ci vuole dunque un atto politico per veder realizzato il collegamento?
«Il ponte sullo stretto oggi è una grande opera di espansione economica nel campo dell'ingegneria. Anche l'alta velocità è una grande opera, una rivoluzione epocale di costume e come tutte le grandi opere d'ingegneria risolve problemi, non li crea».
A quello ci pensano i politici?
«È compito degli ingegneri e dei tecnici, essendo i politici inermi, spiegare i progetti chiaramente, illustrare gli obiettivi di un'opera, attivare le risorse e l'uso del territorio. Il politico davanti a questa offerta "culturale" deve scegliere e prendere le decisioni migliori».
Perché dice che il progetto sullo Stretto è da rifare?
«Fin dal concorso di idee, io sono dentro questo progetto, prima nello studio di fattibilità, poi come relatore della commissione superiore dei Lavori Pubblici che nel '98 deliberò la prosecuzione degli studi, e ancora a capo della stessa commissione con nomina del governo Berlusconi che fece l'atto per definire le specifiche progettuali. Insomma, lo conosco bene. Ora il progetto del ponte è tutto da rifare perché la ricerca non ha fine. Gli studi fatti valgono, ma si aggiungono nuove argomentazioni, si elabora una nuova tecnologia dopo l'esplosione nel mondo di questo tipo di strutture. Basti vedere gli ultimi ponti fatti in Cina...»
Anche quelli di Calatrava...
«Calatrava? Quelli sono ponticelli...»
E le pomeiche ambientaliste?
«Quando si fanno queste opere c'è sempre il rispetto e la considerazione del territorio in cui si opera. Le polemiche nascono per colpa di qualche politico poco acculturato che pensa di imporre certe scelte. Le grandi opere si realizzano con il consenso, certo è più faticoso, lungo e difficile ma due i buoni motivi che convincono: i tempi e il risparmio».
I tempi?
«Guardi il progresso è passare da una sponda all'altra, di qualsiasi luogo, senza alcuno stop. L'Alta velocità, quando sarà completata la tratta Roma-Milano, finirà di mandare definitivamente in crisi l'Alitalia. Si farà prima ad andare a Milano in treno, come già accade per Napoli, considerando che si parte dal centro città e si arriva in centro. Le grandi opere sono tali per il risparmio economico che giustifica anche i costi».
Sei miliardi di euro?
«Quando si tratta del sud Italia si pensa solo ai costi. Mentre ancora si parla soltanto del ponte sullo Stretto si sta facendo il traforo del Brennero e costa 5 volte più, si sta facendo il ponte di Venezia. La realtà è che mentre si continua a parlare di crisi, in 15 anni, in Italia sono state fatte opere d'ingegneria economica dai costi superiori a quelli del ponte: l'Alta velocità Roma-Napoli è costata 7 miliardi di euro. E i soldi che si stanno spendendo per l'ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria?. Questo basta per dire che anche le grandi opere segnano la differenza tra nord e sud».
Cosa rifarebbe di un'opera la cui prima pietra sarà posata nel 2010?
«Si dovrebbe fare un nuovo progetto che, modificando l'ubicazione e il disegno strutturale del ponte, risolve l'impatto ambientale e riduce i costi di realizzazione dell'opera. Proprio perché "la ricerca non ha fine", più andiamo avanti più i costi si ridurranno, l'opera diventerà sempre più vantaggiosa e i suoi benefici la ripagheranno in breve tempo. Il ponte sullo stretto è "maturo" per essere costruito secondo i nuovi trend dei ponti del terzo millennio, nel pieno rispetto della "safety" e della "serviceability". La nuova proposta prevede le coste restitutite a calabresi e siciliani; opere di fondazione eliminate e ridotte a due cassoni cavi in calcestruzzo; riduzione di opere stradali di accesso sul versante siciliano e sul versante calabrese il piano viario che prosegue con un tunnel che porta i viaggiatori verso l'autostrada».
In soldoni?
«Adeguando il progetto del ponte alle nuove realtà tecniche che rappresentano i vari passi nel cammino della ricerca senza fine si ottiene che il nuovo progetto contiene il suo costo a meno di 1.600 milioni di euro».
Questo governo riuscirà dunque nell'impresa?
«Il governo Berlusconi probabilmente riuscirà a portare a conclusione questo percorso antico anche perché orami siamo giunti, sia dal punto di vista politico che da quello ingegneristico-economico al momento migliore».

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28/07/2008










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