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L'eredità della Giornata mondiale della gioventù

I parroci imparino a svelare le parole di Ratzinger

Era il 25 luglio del 2007 quando il Papa pubblicava il Messaggio per la Giornata mondiale svoltasi in Australia. Dopo essersi soffermati nel 2006 a riflettere sullo Spirito come Verità, il 2007 è stato l'anno della riflesione sullo Spirito d'Amore. Trasvoliamo sui commentatori italioti che hanno titolato solo sulla importante denuncia del Papa contro i preti pedofili.

Evidentemente ai molti pastori che dimenticano le parole di Pietro sulla catechesi giovanile, si aggiungono scrivani interessati solo a ribadire scandali, pochezza e pochezza che vanno a braccetto.
Dei luminosi interventi del Papa alla Gmg, vogliamo ricordarne due in particolare. L'incontro con i giovani della comunità di recupero dell'Università di Notre Dame, ai quali rilancia un messaggio entusiasmante: «Cosa vuol dire veramente essere vivo, vivere appieno la vita? I beni materiali, in sé, sono cose buone. Ma se siamo ingordi allora noi trasformiamo queste cose buone in un falsa divinità. Invece di portare la vita, portano la morte (anche) l'amore può essere trasformato in una falsa divinità! La gente a volte tratta gli altri come oggetti per soddisfare i propri bisogni piuttosto che come persone da apprezzare e amare. Amare è ciò per cui siamo stati programmati, ciò per cui siamo stati progettati da Creatore… perciò amare Dio e il prossimo» è ciò che siamo chiamati a fare.
Dal Cenacolo riparte la veglia di Randwick del sabato notte, ippodromo di Sydney. Sotto la splendida costellazione della "Croce del Sud", sotto lo sguardo dell'icona di Maria e in attesa dell'ostensione silenziosa, il Papa Benedetto ha spronato i giovani a portare nel mondo i doni dello Spirito Santo. Peccato che la gran parte di essi abbiano avuto parroci e vescovi disattenti al messaggio preparatorio del 2007. Non diffidare delle parole e dell'esempio degli apostoli nel cenacolo, ma "lasciatevi ispirare!"; proprio perché il cristiano è figlio adottivo di Dio, è nuova creatura, deve dare «testimonianza nel nostro mondo allo splendore che nessuna tenebra può vincere». Ma "come" diventare testimoni?. «Non è cosa facile!», dice il Papa, la società moderna crea un modo diviso e frammentato e noi come rispondiamo? Unità e riconciliazione non sono frutti del semplice e solo sforzo personale, c'è la tentazione di costruire comunità perfette (separate dall'unità della Chiesa) e quella di "cercare, in taluni momenti, un certo appagamento fuori di Dio». Come dunque diventare testimoni? Da Chi possiamo andare?. «Nei nostri cuori, continua il Papa, sappiamo che solo il Signore ha parole di vita eterna», che "Dio è con noi nella realtà della vita e non nella fantasia!». Dunque, è un dovere di ciascun cristiano, "affrontare la realtà, non sfuggirla: è questo che noi cerchiamo». Cosa significa essere cristiani? Non è innanzitutto ciò che facciamo ma ciò che riceviamo, è dire "sì", "accetto" di essere introdotto nella Sua comunione d'amore, dire sì ai doni dello Spirito Santo e, come diceva la beata australiana McKillop, credere "a ciò che Dio sussurra al tuo cuore!". A Madrid, nel 2011, c'è da scommettere sarà un'apoteosi per tante ragioni…
* deputato dell'Udc

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26/07/2008










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