Cui si aggiunge la considerazione - propria di chi vince le elezioni - che il sistema elettorale va bene così com'è.
Vero, ma non del tutto. Sorprendentemente, la gente appare abbastanza informata sui principali congegni che consentono la trasformazione dei voti in seggi per la selezione della rappresentanza politica. È in grado di valutare quel poco che va e quel molto che dovrebbe essere cambiato. Gli elettori sono perfettamente consapevoli e soprattutto non ritengono affatto che il "porcellum" vada conservato così com'è. È quanto si ricava da un sondaggio elaborato dal "Laboratorio di analisi politica" della Luiss, nel quadro di un'indagine più ampia sulle relazioni fra cittadini e rappresentanza politica. Dal quale emergono questi ulteriori dettagli: interessanti.
Fra le modifiche all'attuale legge elettorale, indicate dal campione di intervistati, primeggiano la reintroduzione del voto di preferenza e l'abolizione del sistema delle multicandidature, vale a dire la facoltà, che si riservano le segreterie di partito, di "paracadutare" su più collegi i candidati con maggiore visibilità nazionale per favorire l'elezione di personaggi minori mediante il gioco delle rinunce a cascata. Questa è, per la verità, una pratica già di fatto ridimensionata nelle ultime consultazioni di aprile. Solo in pochi (l'8%) - massimamente e comprensibilmente concentrati al centro e sui poli estremi dello schieramento politico, laddove non a caso si registra il tasso più alto di frammentazione partitica - si dichiarano a favore dell'eliminazione delle quote di sbarramento. Tutti gli altri ne chiedono semmai il rafforzamento, così come chiedono premi di maggioranza più consistenti: dimostrano cioè ampio consenso nei confronti di correttivi che servano a mantenere la semplificazione del quadro politico e garantire i requisiti di governabilità del sistema. Stando così le cose, potremmo dire che, almeno i primi due quesiti abrogativi contenuti nel referendum Guzzetta (che dovrebbe tenersi nella prossima primavera) non avrebbero difficoltà a passare.
Sul terzo (e qualificante) quesito - quello che riguarda l'applicazione del premio di maggioranza a partiti singoli e non alle coalizioni - le opinioni sembrano più sfumate. In realtà, dal complesso delle risposte è dato di cogliere una certa preferenza verso un sistema proporzionale moderato: quasi il modello spagnolo (pochi candidati per collegio, scarse simpatie per il collegio uninominale), piuttosto che il modello tedesco. In ogni caso, i cittadini si ritengono soddisfatti di ciò che è scaturito come conseguenza virtuosa - e inattesa - dai comportamenti degli attori politici. E si aspettano che una legge lo fissi in modo definitivo. Per evitare, fra l'altro, che svanisca l'illusione dei "partiti unici".
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26/07/2008