Il gigante asiatico continua dunque a mantenere il triste primato e con questi dati si presenterà al mondo il prossimo 8 agosto: nel 2007, ricorda il rapporto, sono state effettuate almeno 5.000 esecuzioni, più verosimilmente diecimila, circa 6.000 secondo la Fondazione Dui Hua, che ha però stimato una riduzione pari a un 25-30 per cento rispetto all'anno precedente. Una «diminuzione che dipenderebbe anche dall'assegnazione a Pechino delle Olimpiadi del 2008», sottolinea il testo. Il governo cinese si era infatti impegnato con il Comitato olimpico internazionale, al momento dell'assegnazione dei Giochi, a migliorare gli standard dei diritti umani. Nel Paese la pena di morte continua a essere considerata un segreto di Stato ma, nel corso del 2007 e nei primi mesi del 2008, si sono succedute notizie in base alle quali le condanne a morte emesse nel 2007 sarebbero diminuite rispetto all'anno precedente, fino al 30 per cento.
Sul podio della pena di morte, la Cina viene seguita da Iran e Arabia Saudita. Nella Repubblica islamica nel 2007 «almeno 355 persone sono state messe a morte, un terzo in più rispetto al 2006», afferma il rapporto, sottolineando che «l'escalation non sembra destinata a diminuire visto che, al 30 giugno, le esecuzioni nel 2008 erano già almeno 127». In Iran non c'è però solo la pena di morte: «Secondo i dettami della Sharia iraniana, ci sono anche torture, amputazioni degli arti, fustigazioni e altre punizioni crudeli, disumane, degradanti».
L'Arabia Saudita ha invece il primato di esecuzioni capitali «in percentuale sulla popolazione», afferma il rapporto, ricordando le 166 esecuzioni del 2007, più che quadruplicate rispetto al 2006, e le 65 nei primi sei mesi del 2008. «La rigida interpretazione delle legge islamica fatta dall'Arabia Saudita», ricorda il rapporto, prescrive la pena di morte «per omicidio, stupro, rapina armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio, apostasia (rinuncia all'Islam)».
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25/07/2008