Invidiamo quei paesi che rispettano l'habeas corpus, che hanno imparato da Beccaria che la confessione non è la prova regina, che la carcerazione può essere una tortura se preventiva, che il magistrato non deve far parte della società dello spettacolo. Per affrontare la questione giustizia è bene che il centro-destra si liberi dalla tentazione di dare un colpo al sistema giudiziario. Non ci sono vendette da compiere. È bene che il centro-sinistra non diventi portavoce dei magistrati. L'appuntamento che verrà sancito dalla proposta Alfano deve diventare la linea di confine fra conservatori e riformisti, fra garantisti e giustizialisti. Ecco alcuni temi che devono essere al centro della discussione. La necessità innanzitutto di un indirizzo generale in materia di giustizia che sostituisca l'arbitrarietà nascosta nella cosiddetta obbligatorietà dell'azione penale. I magistrati che sbagliano devono pagare e il sistema di sanzione non può essere retto dall'attuale Csm. Le carriere vanno separate, persino in forme più radicali di quanto si sia finora discusso. Non so se il modello americano (a cui si ispira le Lega) sia quello giusto. È certo che pm e magistratura giudicante non possono camminare insieme e avere vantaggi sulla difesa. La carcerazione preventiva deve diventare eccezionale e non la pratica corrente per ottenere confessioni. In parole povere abbiamo bisogno di fare della nostra magistratura una cosa che assomigli a un paese occidentale e non all'Inquisizione. Va, infine, spezzato il legame fra magistratura e informazione e fra magistratura e politica. In quest'ultimo caso va interrotta la pratica della gita nella politica di magistrati che poi tornano ad amministrare la giustizia.
Il centro destra dovrà essere moderato nelle richieste. Il centro-sinistra si dovrà dividere. I riformisti e i garantisti di sinistra devono dar prova di esistenza. Non stiamo parlando di Berlusconi, delle sue vicende. Stiamo parlando di noi, dell'Italia. È importante cominciare bene, ad esempio con una sessione parlamentare destinata solo alla discussione dei principi e dei modelli così da mostrare le convergenze e le differenze. La magistratura deve dare prova di serietà non alzando barricate preventive. Sappiamo che molti magistrati non condividono l'attuale linea di scontro. Molti di loro sanno che il giudizio della pubblica opinione sta cambiando: troppi protagonisti, troppi errori, troppe teste tagliate. Tutti abbiamo molto da perdere se non si fa nulla. E poi lasciate che il mondo di Di Pietro e Travaglio strepiti, lo voglio vedere un paese abituato alla democrazia che si fa dirigere da un corpo dello Stato e dai suoi portavoce.
Peppino Caldarola
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24/07/2008