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Sono 14.609 i residenti «invisibili» nella Capitale. I dati indicano non solo un disagio sociale crescente, il numero degli italiani senza fissa dimora iscritti negli indirizzi «virtuali» per poter accedere ai servizi sociali sono passati da 2.641 del 31 dicembre 2006 a 3.383 al 20 maggio
[...] ma anche una crescita anomala delle residenze rilasciate ad extracomunitari che sono passati da 7.088 a 10.322; i residenti fittizi comunitari sono invece 904. Ed è proprio questo dato ad aver suscitato l'allarme da parte dell'Anagrafe: un totale di 4.500 persone «senza fissa dimora» in poco più di un anno e, soprattutto, quasi 15 mila «invisibili» con documenti italiani regolari ma dei quali nessuno sa chi siano, dove siano, cosa facciano o se ancora vivono abitualmente nel territorio comunale, requisito fondamentale per ottenere la residenza fittizia.
L'anomalia legislativa che, ricordiamo, riguarda soltanto il Comune di Roma in tutta Italia, sta creando una vera e propria emergenza sicurezza. Ne è convinta anche l'Avvocatura del Comune di Roma che, su richiesta del Capo di Gabinetto, Sergio Santoro, ha elaborato una dettagliata relazione il 16 giugno. «L'attuale normativa amministrativa, unica in tutta la Repubblica, sta comportando disparità di trattamento tra stranieri, circostanze che producono criticità di ordine e sicurezza pubblica scrive l'Avvocatura nella relazione - sotto forma di abnorme affluenza di cittadini stranieri provenienti, per la maggior parte dall'America Latina e che, entrati in Italia con il timbro di Schengen sul passaporto o con una dichiarazione di presenza presso la Questura, si dichiarano senza fissa dimora presso le associazioni e organizzazioni di volontariato, ottengono la residenza a Roma e tramite "sedicenti procuratori" il riconoscimento della cittadinanza italiana».
Una denuncia gravissima, sulla quale l'ufficio legale del Campidoglio non fa sconti, neanche al Comune stesso che non può e non deve adempiere a compiti istituzionali come quello di riconoscere la cittadinanza italiana.
«Un'agevolazione pensata come avente natura squisitamente sociale e territoriale, pare venga utilizzata - accusa l'avvocatura - da una categoria di cittadini per intenti impropri e di natura nazionale (riconoscimento della cittadinanza italiana)».
Insomma, oltre al delicato problema della sicurezza, il Comune starebbe compiendo atti che non rientrano nella propria giurisdizione amministrativa e istituzionale. Un rischio enorme per evitare il quale l'Avvocatura stessa consiglia «nell'interesse dello Stato italiano e degli Enti territoriali Comunali che tale situazione fosse attentamente investigata, attraverso opportuni accertamenti». Pertanto «occorre immediatamente chiarire e porre nel massimo risalto che tutta la questione esula dalla competenza del Comune e sarebbe opportuno che il sindaco, nella sua qualità di ufficiale di Governo, potesse concertare con il Ministero dell'Interno e il prefetto un eventuale riesame e revisione della circolare del 1994».
Susanna Novelli
22/07/2008