Il mito e l'impero, dunque, potrebbero sparire in un sol colpo. Il colle, infatti, non riuscirebbe più a sostenere il peso delle costruzioni che ha ospitato nel corso dei secoli: il quaranta per cento del Palatino, oggi è inagibile e transennato. Il 4 marzo 2004, nella parte nord-occidentale, sono crollati venti metri della muraglia che circonda le domus di Tiberio e di Caligola. Sempre sul Palatino, nella parte nord-est, rischiano di sparire gli impianti termali di Eliogabalo, minacciati da un muro pericolante e, come se non bastasse, anche le opere dell'ala severiana, dalla parte del Circo Massimo, mostrano crepe e voragini. Non è stata risparmiata neanche la parte di Colle Oppio. Nel 2001 infatti, è crollato il soffitto della Sala Ottagona della Domus Aurea di Nerone, che si trova proprio sotto i giardini pubblici. Per fortuna non era orario di visite turistiche e nessuno si è fatto male.
Ultimo crollo in ordine di tempo, quello del Campidoglio. Pochi giorni fa una trave si è staccata dal soffitto della sala consiliare Giulio Cesare del Comune, ora inagibile, compromettendo anche la stabilità della Sala delle bandiere. Per il Comune una bella gatta da pelare. «Il palazzo - spiegano i dipendenti - andrebbe totalmente ristrutturato, solo che ciò comporterebbe lo spostamento di tutti gli uffici che si trovano al suo interno e questo sarebbe un lavoro troppo lungo e difficile».
Al Campidoglio, dunque, il destino avrebbe riservato la stessa sorte del Palatino. Anche qui, infatti, come in tante aree della Capitale, in duemila anni si sono sovrapposti diversi tipi di costruzioni, a loro volta instabili perché realizzati su un dedalo di gallerie sotterranee. Basti pensare al Vittoriano, sorto alla fine dell'Ottocento sulle «ceneri» del rione Campitelli e inaugurato nel 1911, che ha mostrato tutta la sua fragilità con i sondaggi archelogici per la realizzazione della metro C in piazza Venezia. «Le crepe presenti sulle fiancate del palazzo già prima dei lavori - secondo il direttore generale dei beni culturali del Lazio Luciano Marchetti - si sarebbero infatti evidenziate con l'inizio degli scavi». Ma il Vittoriano non è il solo palazzo a rischio dell'era contemporanea.
Nel 2004, erano in corso lavori di restauro, ha ceduto un terrazzo del Palazzo delle esposizioni ferendo cinque operai. L'inaugurazione fu rimandata e i lavori sono proseguiti fino al 2007, quando il Palaexpò è tornato ad essere agibile.
Nel 2001, protagonista di un altro cedimento, è ancora un pezzo di Roma antica. In via di Porta Ardeatina, probabilmente a causa delle forti piogge, si sono sgretolati una ventina di metri di mura Aureliane. Quel tratto dei bastioni era stato restaurato nel 1999 con i fondi del Giubileo con un investimento di 29 miliardi di vecchie lire. Ci vollero altri cinque anni per sistemare la parte che aveva ceduto. E a distanza di altri due anni, il 5 novembre 2007, rovina a terra un altro tratto di mura alle spalle di San Lorenzo, in viale Pretoriano. La zona, oggi, è ancora transennata.
Ma in fondo è tutta la città storica ad essere malata e purtroppo se ne parla solo quando si sente «il botto». Del resto, basta fare una passeggiata all'interno dei Fori e guardare i buchi lasciati nei muri dai mattoncini mancanti, per accorgersi che una buona parte di storia si sta trasformando in preziosi souvenir da mettere in bella mostra sui caminetti di qualche residenza d'oltreoceano.
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19/07/2008