Benvenuti nel mondo dei «tassinari», i tassisti romani ancora dal fascino un po' pittoresco, benché da mesi protagonisti di proteste accese, dopo la liberalizzazione delle licenze firmata Bersani, e di scontri durissimi con l'ex sindaco di Roma Veltroni. «Ci descrivono come una lobby. Ma lobby di che? - tuona Sandro - A un cliente sembrano tanti 15 euro per andare dalla stazione a casa. Ma quanti ne restano a me? Il carburante aumenta ogni giorno. L'auto, se non ce l'hai, ti rovini a comprarla. E poi devi fare manutenzione continua. Ci sono Inps, Inail, bollo, assicurazione». «Partono 70 euro al giorno - sbotta Francesco - Andate a vedere chi ha preso le nuove licenze. Persone senza requisiti, con un altro lavoro: che il tassì infatti lo affittano. Così si prendono puliti al mese 800 o 900 euro, senza muovere un dito né pagare le tasse. Certe famiglie hanno ben 4 licenze taxi». Un aumento delle tariffe però i tassisti l'hanno ottenuto da gennaio: il 18% in più, a fronte, però, del rilascio di altre 500 nuove licenze. «Un contentino - continua Francesco - Le tariffe erano invariate dal 2001». Gli fa eco Sandro: «Non abbiamo malattia né ferie pagate. Se mi si rompe la macchina non guadagno. Alla pensione mi daranno 570 euro al mese, senza liquidazione». «Io incasso circa 100 euro al giorno, 2600 al mese - dice secco Guido - In tasca non ne restano più di 1400». Poi ci sono i turni: tra momenti di fuoco e ore di attesa. Giancarlo: «Esco la mattina alle 6. Attacco alle 7. Fino alle 8, silenzio totale. Poi, 3 milioni di persone si riversano in strada tutte insieme. Il panico, fino alle 10. Quando tutti sono a lavoro, i figli a scuola, di nuovo calma piatta. Alle 12, 12.30, il taxi torna questione di vita o di morte. E così via a ondate, tutto il giorno. Quando ci muoviamo, è sempre nel traffico. I "nuovi" taxi? Solo traffico in più». In effetti sarebbero ormai oltre 7000 i taxi in circolazione. «Se fossimo meno - incalza Sandro - le corse durerebbero meno, il cliente pagherebbe meno, chi cerca un taxi lo troverebbe prima». «E noi incasseremmo di più - dice Domenico - Guadagnamo solo quando accendiamo il tassametro. Con i 2,80 euro di scatto alla partenza, se facciamo 15 corse già abbiamo preso 40 euro». C'era bisogno di tanti nuovi taxi? «Si guardi intorno - dicono - È sabato, sono le sette di sera. Eppure stiamo qui da tre quarti d'ora». Va meglio di notte? «Roma è una città sempre più insicura. In tanti Paesi i taxi hanno vetri di protezione. Qui niente». Finalmente, dopo un'ora, ecco una chiamata. «Almeno la loro radio qui prende - scherza Giuseppe - Io devo aspettare il cliente a piedi, o la chiamata alla colonnina». Giuseppe è «uno di quelli nuovi, che Veltroni gli ha "regalato" la licenza», dice. Uno dei miracolati? «Sfortunati. Le dico i miei 8 mesi di vita da tassista. Ero impiegato. Come tutti pensavo che i tassisti lavorassero poco e guadagnassero tanto. Grazie alla liberalizzazione ho ottenuto la licenza tramite concorso. In effetti, l'hanno data più o meno a tutti». Si è ricreduto presto: «Oggi sto tutto il giorno in taxi e guadagno molto meno di prima. Mi è aumentata pure l'assicurazione: da 530 euro come privato a più di 1000». Tornare indietro? «Ora non potrei. Quando hai preso la licenza, lasci il vecchio lavoro e vai. Rivenderla? Devo aspettare almeno 5 anni». Nella vita del tassista (pentito) c'è solo un'ultima speranza: «Fateci almeno lavorare in calzoni corti». Cioè? «Noi dobbiamo portarli lunghi, come 40 anni fa: altrimenti multa. Ma se hanno cambiato persino i regolamenti delle carrozzelle a piazza Venezia, che non devono far lavorare i cavalli nelle ore calde. Siamo trattati peggio dei cavalli».
Vai alla homepage
15/07/2008