L'Onorevole Antonio Mazzocchi, Questore della Camera dei Deputati e già assessore ai Servizi Sociali del Comune di Roma, ha le idee chiare sulla questione. «Attualmente il Comune offre già due tipi di assistenza», spiega: «quella diretta, tramite cooperative e associazioni, e quella indiretta, in cui chi lo richiede può ricevere un sostegno economico da gestire in proprio per l'assistenza necessaria. Ma i soldi sono pochi e vengono rilasciati con lentezza: sono solo 500 le famiglie ricorse a questa strada». Così l'assistenza diretta del Comune resta la più diffusa: «Però i problemi sono palesi. Pensiamo a quando il Comune fa una gara d'appalto. A partecipare sono sempre certe cooperative, con operatori non necessariamente qualificati, spesso semplici ragazzi disoccupati. Inoltre, una volta stipulati i contratti, le cooperative percepiscono in genere dal Comune 19 euro l'ora per operatore. Una convenzione verbale di prassi vorrebbe che, di questi, 14 vadano al lavoratore e il resto alla cooperativa per le spese. Spesso però i lavoratori prendono sì e no 5 o 6 euro l'ora. Meno di una badante». Com'è possibile? «Spesso questi operatori risultano "soci lavoratori". Le cooperative fanno i dividendi tramite bilanci "riservati", e destinano poi all'operatore, ad esempio, 300 euro al mese. Fatti i conti, all'ora sono pochi spiccioli». Ciò andrebbe a discapito della qualità dell'assistenza: «Viste le condizioni, neppure si può chiedere all'operatore chissà quale qualifica professionale. Ma così chi ci rimette sono i portatori di handicap e le loro famiglie». Costrette, fra l'altro, ad adeguarsi ad orari di assistenza prestabiliti e spesso ridotti. «Il Comune non può pagare più di tanto», continua. «Garantisce 4, 6 ore, ma spesso non bastano. E se si presenta un problema fuori dall'orario previsto, la difficoltà aumenta».
Per Mazzocchi la soluzione starebbe nella valorizzazione dell'assistenza indiretta: «Come già in altri Paesi, ci vuole un personal budget, un progetto individuale elaborato dalle famiglie e sostenuto dagli enti locali. La famiglia di un portatore di handicap può ideare un proprio progetto di assistenza, che sarà valutato dall'amministrazione locale. Se approvato, allora verrà finanziato dagli enti». Ciò porterebbe vantaggi sia economici che alle famiglie: «Al Comune costerebbe il 25% in meno, con un ulteriore abbattimento dei costi del 300% per istituti e case famiglia. Sarebbe anche superato il problema territorialità. Il lavoratore verrebbe scelto liberamente, sulla base del rapporto fiduciario e delle reali esigenze del portatore di handicap, compresi gli orari d'assistenza. Un servizio senza sprechi, insomma, per un'assistenza mirata e qualificata». Rac. Zin.
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14/07/2008