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Francesco Damato

Nella partita a scacchi l'ambiguo è Veltroni

È proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli. C'è una frase forse sfuggita a Veltroni nel suo recente e contestato intervento al congresso dei miseri resti del Partito Socialista che rivela tutta l'ambiguità dei suoi tentativi di distinguersi dall'alleato Di Pietro nella guerra a Berlusconi.

Walter Veltroni «Non so se il governo reggerà cinque anni», ha detto il segretario del maggiore partito di opposizione contando evidentemente sulla crisi, a dispetto della larga maggioranza conferita dagli elettori al presidente del Consiglio. Molti hanno collegato le speranze di Veltroni ad una certa insofferenza di Bossi, che teme di vedere compromesso da uno scontro troppo forte tra il governo e le opposizioni il percorso del nuovo progetto di federalismo al quale sta lavorando come ministro delle riforme. Ma si farebbe torto all'esperienza e alla furbizia del segretario del Partito Democratico attribuendogli una scommessa sulla tentazione del leader della Lega di rompere daccapo con Berlusconi, come 14 anni fa.


D'altronde, già poche ore dopo le parole pronunciate da Veltroni al congresso socialista di Montecatini Bossi in persona ha tenuto ad avvertire: "Di certo noi non saremo così imbecilli da far cadere il governo". Ed ha aggiunto: "Certo, se Berlusconi non ci votasse il federalismo, ci chiederemmo che cosa stiamo a fare in questo governo. Ma Berlusconi non è scemo".
Ostacoli al federalismo potrebbero in effetti venire solo da sinistra, che osteggiò nella penultima legislatura la riforma costituzionale voluta da Bossi e Berlusconi promuovendo anche un referendum per abrogarla prima ancora che potesse entrare in vigore. Eppure conteneva cose che si trovano nel programma del centro sinistra: la riduzione del numero dei parlamentari, la distinzione dei ruoli fra Camera e Senato e l'aumento dei poteri del presidente del Consiglio.


La speranza veltroniana di una crisi di governo è appesa in realtà alla stessa pianta coltivata da Di Pietro, anche se il segretario del Pd non ne condivide il linguaggio e i sit-in: l'esposizione giudiziaria di Berlusconi. Non a caso Veltroni è contrario quanto Di Pietro al disegno di legge che prevede la sospensione dei processi a carico dei presidenti della Repubblica, del Consiglio e delle Camere, nonostante il capo dello Stato ne abbia appena autorizzato la presentazione al Parlamento riconoscendolo esplicitamente conforme alle indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale quando bocciò una legge analoga approvata nel 2004. Si vedrà se Veltroni vorrà o potrà rifiutare l'aiuto che Di Pietro sicuramente lo sfiderà a fornirgli per promuovere il già annunciato referendum abrogativo della nuova misura, dopo che sarà approvata dal Parlamento nei tempi brevi voluti dalla maggioranza.

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tra di pietro e lega

09/07/2008










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