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Per Daniela Di Renzoni e Ugo Boratto il braccio di ferro ...

Per Daniela Di Renzoni e Ugo Boratto il braccio di ferro con la furia del mare è costato tanto, ma ora possono tirare un respiro di sollievo. Daniela, titolare del Rivazzurra, stabilimento di Anzio, il 6 marzo del 2001 è stata costretta a trasferirsi da Anzio Colonia a Capo d'Anzio, 600 metri più a sud, per il crollo delle fondamenta della villa che si trovava alle spalle del suo lido.

«Nel 1997 - ricorda Daniela - la nostra attività era al fallimento. Il mare aveva divorato quasi tutto, restava intatto solo lo scheletro del chiosco. Fummo costretti a chiudere per due anni. Nel '99 aprimmo solo un mese e mezzo per fare qualche lavoro, ma fu inutile». Daniela è convinta che l'erosione sia peggiorata dopo la costruzione delle dighe che dovevano proteggere il tratto di costa fino a Tor Caldara. «Il progetto prevedeva la costruzione delle dighe e di 10 pennelli, ma nel biennio '98-'99 realizzarono solo le dighe», quelle stesse barriere che oggi la proteggono dalle onde. «A causa di questo lavoro fatto a metà - spiega - ad Anzio Colonia, nei tre anni successivi, l'erosione è aumentata di colpo fino a quando è crollato tutto e siamo stati costretti a trasferirci». «E lì dove era, il mare continua a portare via la sabbia. I colleghi del Garda, del De Cesari sono allo stremo, ma loro non possono spostarsi perché hanno strutture in muratura. Anche lo stabilimento Il pilone è stato trasferito». Ugo Boratto, gestore dello stabilimento El Pareo a Marina di San Nicola, nel Comune di Ladispoli, solo quest'anno è tornato a sperare. La striscia di sabbia scura del suo lido era ridotta a pochi metri, con gli ombrelloni stretti uno accanto all'altro e il piccolo bar-ristorante a un pelo dall'acqua. «Gli ultimi due anni sono stati durissimi. L'anno scorso, poi, nel mese di aprile, il Comune è intervenuto con uno stanziamento di 200 mila euro messi a disposizione dalla Regione. In due mesi è stato costruito un pennello a forma di T, e subito si è formata una lingua di spiaggia di cinquanta metri». «Il mare è stato generoso. In un mese si è messo in moto un processo di ripascimento naturale dell'arenile e il mio stabilimento è tornato come nuovo». La battaglia di Boratto, presidente dell'Assobalneari di Ladispoli, era cominciata cinque anni fa. Gestiva El Pareo già da cinque anni. «È stato un fenomeno improvviso. Quando ho rilevato lo stabilimento non avevo preso in considerazione il fattore erosione». Il Dopolavoro ferroviario, lì accanto, ha subìto la stessa sorte de El Pareo. «Il finanziamento della Regione per interventi di somma urgenza è stato di 400 mila euro - spiega Roberto Garau, assessore al Demanio di Ladispoli - Il Comune ne ha utilizzati 200 mila per ciascuno stabilimento. È proprio il caso di dire che si è trattato di un salvataggio d'emergenza».
And. Ric.

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08/07/2008










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