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Il giorno dopo l'ennesimo rialzo dei tassi da parte della ...

Il giorno dopo l'ennesimo rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea è arrivata la notizia del calo dei consumi. Confcommercio ha registrato, a maggio, un calo del 2,7 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno scorso; e quel che più preoccupa è che si tratta della sesta riduzione consecutiva.


Più di un osservatore ha messo le due cose assieme, e chiesto a Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, di cambiare strada. Le proteste contro l'Eurotower uniscono gran parte del mondo industriale, che vorrebbe una riduzione del costo del denaro per facilitare l'export, e molti uomini politici, da Giulio Tremonti e Nicolas Sarkozy, ai quali non dispiacerebbe ridurre l'indipendenza di Francoforte e assoggettare la politica monetaria all'influenza dei governi.
Ma cosa è davvero nell'interesse dei consumatori? Sebbene in tempi di crisi le proposte populiste tendano a guadagnare credito, anche in questo caso è importante mantenere il sangue freddo per evitare cure peggiori del male. Trichet questo fatto l'ha ben presente, e il rigore delle sue scelte è anche una risposta agli attacchi sempre più intensi che riceve. La domanda di fondo è quale debba essere il ruolo di una banca centrale. Schematizzando, si possono dare due risposte: da un lato vi è chi ritiene che essa debba perseguire un solo obiettivo, cioè il controllo dell'inflazione; dall'altro, chi sostiene che le politiche monetarie debbano essere impiegate anche in vista di altri fini, come la promozione della crescita.
In astratto, entrambe le posizioni sono lecite, ma solo una - la prima - può reggere. L'uso della moneta per rilanciare lo sviluppo (quella che una volta si chiamava svalutazione competitiva) è fallimentare, poiché, sebbene possa dare un momentaneo respiro all'economia, finisce per produrre inflazione, e riportare alla situazione iniziale: i problemi non vengono risolti, ma rimandati e inaspriti. Viceversa, il rigore monetario consente alle banche centrali di fissare una regola (il controllo dell'inflazione) e fornire, per mezzo di essa, una certezza alle imprese, le quali potranno fare i loro calcoli. E' vero che l'inflazione è comunque una concreta minaccia: ma un comportamento diverso dalla parte della Bce avrebbe aggiunto cause interne a quelle esterne che determinano la crescita dei prezzi.
Questa fermezza crea problemi specie nei paesi molto indebitati, come l'Italia. Le colpe della prima repubblica ricadono sulla seconda, ma non per questo è opportuno invocare, come soluzione per l'oggi, quello che fu il male di ieri - cioè il combinato disposto tra finanza creativa e politiche monetarie allegre. Sono ben altri gli strumenti di politica economica che possono essere chiamati in causa nei periodi di vacche magre, e quello più importante è la riduzione delle tasse, da realizzarsi con un significativo taglio della spesa pubblica. Una tregua fiscale restituirebbe istantaneamente competitività all'economia italiana. Il governo non deve ululare alla luna, ma dar seguito al mandato che ha ricevuto dall'elettorato.

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06/07/2008










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