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Il governo Prodi si era piegato all'Islam radicale

Il centro Averroè è nato quasi due anni fa, nell'ottobre del 2006. Una casa della cultura araba tutta al femminile, la prima in Europa, che si costituiva con almeno tre obiettivi di fondo: aiutare il percorso di emancipazione delle immigrate musulmane, lottare contro il fondamentalismo religioso che le opprime, portare all'interno delle comunità islamiche in tutto il paese i semi di un Islam liberale e democratico.


Il centro nasceva in un momento difficile e doloroso per le donne dell'immigrazione. Come in molti paesi europei, l'ondata crescente dei flussi di immigrati dai paesi arabi era stata accompagnata, ma forse dovrei dire "blindata", da un insediamento sempre più esteso e ramificato di estremismo dell'Islam. Crescevano gli immigrati e parallelamente si moltiplicavano a dismisura moschee e scuole islamiche al di fuori di ogni controllo dove veniva propagandata la dottrina islamica più radicale. Compresa quella che fa della donna musulmana poco più di un ostaggio di cui la comunità maschile può disporre a proprio piacimento. E come nel resto d'Europa, anche l'Italia non aveva saputo intercettare per tempo tutti i rischi di una situazione che avrebbe finito col creare nel nostro paese delle "zone franche" sottoposte alle imposizioni dei fondamentalisti piuttosto che alle regole di uno Stato di diritto.
Iniziava così per le nostre immigrate la tragica stagione delle violenze e delle uccisioni. Bastava non indossare il velo per venire giustiziata dagli uomini di famiglia. Rifiutare un matrimonio combinato per essere massacrata di botte. Frequentare un ragazzo occidentale o più semplicemente ribellarsi ai maltrattamenti di un padre o di un marito padrone per finire in un letto di ospedale. Iniziava anche la stagione delle moschee intrecciate con il terrorismo, degli imam improvvisati, spuntati chissà da dove, che predicavano impunemente in tante città italiane la guerra santa contro cristiani ed ebrei. Ma tutto veniva dimenticato e cancellato da una parola magica che rimbalzava da un capo all'altro del Continente. Quella parola era il "multiculturalismo", come se avesse dignità di cultura, una cultura da rispettare e non da contrastare con fermezza questo ciarpame medioevale che diffondeva morte e distruzione nei paesi dell'Occidente come aveva già fatto e continuava a fare in tanti paesi al di là del Mediterraneo.
Con il centro Averroè si apriva finalmente per le donne negate dell'immigrazione una stagione nuova. Nell'assenza di un vero sostegno della politica avevano un punto di riferimento al quale appoggiare le loro paure, le loro sofferenze e la loro ansia di liberazione. In questi due anni abbiamo messo a loro disposizione mediatrici culturali e corsi di istruzione per combattere la piaga dell'analfabetismo (che colpisce la grande maggioranza delle immigrate). Abbiamo aperto per loro un numero verde attivo giorno e notte per un'assistenza immediata. Attivato incontri e tavole rotonde su tutti i problemi dell'immigrazione e dell'integrazione. Raccolto in migliaia di lettere e di e-mail i racconti di emarginazione e i tormenti che ci arrivavano da ogni parte d'Italia. Abbiamo inviato in ogni angolo del paese nostre collaboratrici per prestare aiuto a chi ne aveva più bisogno. Ma soprattutto il "centro" voleva rappresentare la speranza che l'Italia potesse diventare in Europa un paese trainante per quanto riguarda la questione dell'immigrazione musulmana e la condizione delle sue donne. Dare il via a quel grande dibattito culturale, libero da schematismi e facili ideologie che è la condizione indispensabile per un reale processo di integrazione in una società multietnica.
Quella speranza purtroppo sarebbe andata delusa. Di lì a pochi mesi, l'avvento alla guida del paese del governo delle sinistre avrebbe riportato la situazione al punto di partenza. Il velo più insidioso e soffocante che avvolge le immigrate dell'Islam, il velo dell'indifferenza e del silenzio, sarebbe rimasto al suo posto. Per quasi due anni, mentre in Europa si operava un brusco cambio di direzione e si cominciava a mettere riparo ai guasti del multiculturalismo isolando gli estremisti, abbiamo avuto in Italia un governo che si è piegato ai ricatti dell'Islam più radicale e ha umiliato i rappresentanti dell'Islam più moderato. Ha celebrato il velo islamico e il burqa, proclamato che l'Islam del fondamentalismo religioso tutela la donna e contribuisce allo sviluppo morale di una società. Non ha alzato un dito contro le moschee e le scuole islamiche più estremizzate, non ha voluto o saputo imporre ai fondamentalisti nemmeno la sottoscrizione di una Carta dei valori che riconoscesse i diritti fondamentali della persona, l'uguaglianza dei sessi e la libertà di religione.
E' tempo di cambiare: la nuova stagione dell'integrazione comincia adesso. Con un nuovo governo pronto a rimediare agli errori del passato e a dare risposte concrete alle domande di sicurezza e di legalità che salgono dal paese. Sarà una stagione che metterà fine alla paure degli italiani da una parte e delle immigrate dall'altra perché la storia ci insegna che la paura cresce e produce i suoi effetti devastanti quando lo Stato arretra e rinuncia ad imporre regole e princìpi comuni. E questo è più di un augurio che faccio a me stessa, agli elettori del centro destra e a tutti gli immigrati d'Italia. E', nel mio piccolo, una promessa.

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06/07/2008










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