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L'EDITORIALE

Le emergenze sacrificate al gossip

Il decreto non c'è, le intercettazioni restano. E lo stato confusionale, politico e morale, si aggrava. La settimana che si chiude è stata una delle più torride nel Palazzo e nei suoi dintorni. Si è rischiata una crisi di governo grazie all'esplosione di una tempesta giudiziario-mediatica il cui epicentro è stata la pubblicazione di alcune intercettazioni e la non-pubblicazione di altre dal sapore, si dice, decisamente piccante.

Si è perfino paventata una sorta di Apocalisse politica. Per fortuna, almeno per ora, il tutto si è risolto in un profluvio di dichiarazioni, ammiccamenti, volgarità che danno comunque il senso del degrado che avvolge la politica e della sfiducia che alimenta nei cittadini. Tutti, inutile negarlo, si sentono a rischio. La psicosi del Grande Fratello è penetrata in ogni ambiente. Ci si sente spiati anche se non lo si è. E si avverte la sensazione di vivere rischiosamente maneggiando un telefono. La sovranità primaria, quella della persona, dunque, è in pericolo. Quando ci si avventa sulla libertà e sulla dignità di chiunque, senza nessun riguardo per la riservatezza a cui si ha diritto, vuol dire che la barbarie sta vincendo. Eppure non ci risulta essere stato abrogato l'articolo 15 della Costituzione che alla segretezza della corrispondenza e di ogni altro strumento di comunicazione attribuisce la qualifica di "inviolabile". Ma a chi importa di questi tempi? Le procure intercettano chi vogliono, come vogliono, quando vogliono.
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05/07/2008










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