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L'EDITORIALE

La lezione del Quirinale alla sinistra

C'è un presidente sul Colle. Finalmente. Giorgio Napolitano, con secche, sagge parole ha sconfessato la magistratura militante che - al solito - intendeva usare il Csm per imporre scomuniche al Parlamento su una legge di giustizia, arrivando sino a decretarne l'incostituzionalità.

Giorgio Napolitano Sollecitato domenica da Renato Schifani e Gianfranco Fini, il presidente ha semplicemente detto "no": il Csm può esprimere pareri su leggi che riguardino l'ordinamento giudiziario -e questo nessuno l'aveva contestato - ma non può arrogarsi i poteri preziosi che sono esclusivi di altri organi costituzionali. Penosa la difesa di Pepino e Roia, i due togati del Csm che si sono difesi sostenendo di avere usato nel documento proposto al Csm frasi oblique ("rischia", di violare gli articoli 111 e 112).

Resta la sostanza politica limpida di un presidente che ha chiuso la lunga fase di un Quirinale complice con gli sconfinamenti politici dei magistrati, aperta da Oscar Luigi Scalfaro. Napolitano ha dato anche un grande segnale al Pd: l'oltranzismo forcaiolo alla Di Pietro non ha - non ha più - sponde al Quirinale. L'opposizione dunque non ha altra strada che convincere la maggioranza a un percorso comune.

Già molte voci si sono levate dal Pdl e dalla Lega, ben disposti a perseguire questo cammino, sino a prospettare il ritiro della legge "ammazzaprocessi", a fronte di una disponibilità del Pd a votare rapidamente la legge per l'immunità delle prime 4 cariche dello Stato. Il riformista Napolitano ha dato una lezione su come si traccia la via delle riforme.
 

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Carlo Panella

02/07/2008










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