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Il nodo Giustizia

Berlusconi tira dritto: "Basta con le polemiche"

Ormai si parlano a colpi di interviste, lettere e note ufficiali. Finito l'idillio, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni sono tornati ad essere «nemici». E come tali si comportano. Così, se domenica il segretario del Pd, dalle pagine di Repubblica, aveva sancito la fine del dialogo, ieri è arrivata la risposta del Cavaliere.

Silvio Berlusconi Una risposta curiosamente contenuta in un messaggio inviato in occasione di un convegno della Federazione italiana tabaccai. «Tante polemiche strumentali - sottolinea il premier - finiscono col mettere in secondo piano l'interesse collettivo. È certo, però, che profonderemo ogni sforzo perchè l'interesse di pochi non prevalga su quello di quasi tutti».


Insomma, Berlusconi tira dritto tanto che, assicura, proseguirà nella direzione che era indicata nei programmi e che «si incarna nella nostra azione». Il governo, scrive ancora il Cavaliere, «ha scelto di mettere la sicurezza e l'ordine pubblico tra le priorità della propria azione compresa la volontà di ridare efficienza e forza credibile ad una giustizia che, troppo spesso, delude le aspettative in essa legittimamente riposte».


Immediata la risposta di Veltroni, anch'essa affidata ad una nota scritta. «L'inflazione sale come non accadeva da anni - attacca il leader del Pd -. I prezzi al consumo hanno raggiunto valori che non vedevamo da dodici anni e a salire sono soprattutto quelli del pane, della pasta e degli altri generi di prima necessità».


«Ho parlato di un Paese che è sull'orlo di un tracollo - continua - e questi dati confermano quella valutazione. Il governo sembra invece non accorgersi della gravità della situazione ed è preoccupato solo dei problemi del presidente del Consiglio. Noi chiediamo immediatamente un intervento a sostegno di salari stipendi e pensioni. È questa la vera priorità del Paese e non il lodo Schifani».

Proprio per questo, in serata, parlando ai deputati del gruppo, il leader del Pd annuncia che non seguirà la strada tracciata da Antonio Di Pietro che l'8 luglio scenderà in piazza («noi non andiamo in piazza a gratis»), ma neanche il Cavaliere. «Non dobbiamo - spiega - correre appresso a quello che fa il presidente del Consiglio. Invece di parlare di lodo Alfano, faremo subito giovedì, in occasione del governo ombra, un'iniziativa per fare qualcosa a sostegno dei salari e dei consumi interni».


Tra i due litiganti si inserisce il leader della Lega Umberto Bossi che prova a vestire i panni del paciere. Il Senatur annuncia che parlerà con Veltroni («per fare le riforme c'è bisogno di tutti, anche dell'opposizione») e, contestualmente, dirà «a Silvio di darsi una calmata».


In attesa di sapere se il leader del Carroccio riuscirà nell'impresa, però, la maggioranza comincia ad organizzarsi. Così, il capogruppo vicario del Pdl alla Camera Italo Bocchino prima ipotizza uno «scambio» tra il ritiro della norma blocca-processi contenuta nel decreto sicurezza e il voto del Pd al lodo Schifani bis. Poi, incassata la risposta negativa del ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia e del presidente dei senatori democratici Anna Finocchiaro, chiude la trattativa e lascia intendere che, alla fine, il governo potrebbe porre la fiducia su entrambi i provvedimenti.


«Le parole di Tenaglia - attacca Bocchino - ci danno la prova di quanto sospettavamo. Siamo di fronte ad un opposizione irresponsabile ed eterodiretta dal giustizialismo anbti-berlusconiano di Di Pietro. È la conferma che con questa opposizione non si può dialogare ed è uno stimolo a noi ad approvare in fretta in Parlamento sia il decreto sicurezza con la norma blocca-processi, sia il lodo Maccanico Schifani».

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01/07/2008










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