Abbiamo un'urgenza incredibile di realizzare strade e migliorare il sistema infrastrutturale, ma poi siamo costantemente bloccati da verdi, sindaci con la fascia tricolore, comitati civici e via dicendo.
L'epicentro di tale disastro è naturalmente Napoli, e non ha però alcun senso insistere più del dovuto sulle specificità del capoluogo campano, dove ogni problema assume proporzioni fuori del comune. In verità, una volta superata l'emergenza (che per definizione esige soluzioni peculiari) anche a Napoli bisognerà mettere da parte esercito e polizia, adottando la via "piemontese" del confronto, del negoziato e della persuasione. Con un'aggiunta, però.
Bisogna cominciare a prendere sul serio le resistenze di chi non è contento di veder realizzare una discarica vicino al proprio giardino e di chi non è entusiasta del fatto che il comune in cui abita sia ogni giorno attraversato da decine di Tir carichi di spazzatura. Se vogliamo realizzare quelle opere necessarie al vivere civile che in Italia si fa tanta fatica a portare a termine, è quindi innanzi tutto necessario comprendere le "buone ragioni" di chi si vi oppone. Ma allora bisogna di conseguenza che quanti traggono beneficio da quell'opera ricompensino in maniera adeguata la gente che abita nei pressi del sito e che subisce il danno.
È insomma necessario abbandonare la logica del "piano", che ancora caratterizza i progetti per la costruzione di immondezzai o inceneritori, per passare a quella del "contratto". Chi intende realizzare un'opera ad alto impatto deve offrire tutta una serie di garanzie e compensazioni, al punto tale che vi sia perfino chi possa essere interessato a far sì quell'opera venga portata a termine e veda la luce vicino a casa sua. Se vien costruito un termoutilizzatore a poca distanza dall'abitazione in cui ho investito i risparmi di una vita, non posso essere felice; ma se c'è un impegno a tenerla aperta per soli 15 anni e mi viene versata una cifra pari al 50% del valore della mia casa, allora il mio atteggiamento può mutare radicalmente.
Abbiamo quindi bisogno di un diverso pragmatismo: se aeroporti, linee ferroviarie, discariche, gassificatori, termoutilizzatori e - tra poco - centrali nucleari sono costruzioni necessarie, è perché realizzeranno consistenti profitti. Ma allora è bene che vengano portate a termine senza che alcuno giochi la parte della vittima, ma siano il punto d'arrivo di un processo di confronto e di comprensione reciproca che conduca ad accordi giudicati positivamente da tutti.
In altre parole, si metta mano al portafoglio per versare gli adeguati indennizzi, perché solo in questo modo - tra l'altro - è possibile capire davvero quale opera è davvero produttiva di benessere e quale, invece, risponde unicamente agli interessi di un piccolo gruppo.
Carlo Lottieri
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30/06/2008