Il destinatario dell'ira del presidente di Edizione Holding, la principale cassaforte della famiglia di Ponzano Veneto, è l'ex presidente del consiglio Romano Prodi. Il motivo del dissapore risale a due anni fa. Autostrade (che oggi si chiama Atlantia) annunciò la fusione con la spagnola Abertis senza informare preventivamente l'esecutivo.
Prodi e il suo ministro delle Infrastrutture Antonio di Pietro non la presero bene avviando una rivoluzione delle concessioni autostradali, stoppata poi da Bruxelles. Dopo una lunga mediazione è stato trovato un accordo che per espressa volontà di Prodi non è stato inserito nel dl milleproroghe, ultimo atto del passato governo. I Benetton, da sempre vicini al centrosinistra, dopo lo scontro con Prodi hanno spostato tutto il loro peso elettorale sul Pdl, contribuendo alla Caporetto del Pd nel Nord-est. Fonti vicine ai Benetton raccontano che sotto elezioni Prodi ha chiesto alla famiglia di intervenire in Alitalia. Basiti per la faccia tosta dell'ex premier, hanno risposto di no.
Il dossier della compagnia aerea è stato sottoposto ai Benetton anche da Bruno Ermolli. La risposta è stata simile a quella data a Prodi con la disponibilità però ad accelerare gli investimenti in aeroporti. Il nuovo esecutivo ha messo la questione autostradale immediatamente in agenda risolvendola nei primi giorni della sua vita. Il problema è che, nel frattempo, la crisi dei mercati è peggiorata e con essa la possibilità di reperire capitali. Lo stallo di questi due anni ha tenuto in stand-by il progetto Sintonia. Ecco perché Benetton è «furioso e preoccupato». Sintonia è la holding nella quale sono confluite tutte le partecipazioni infrastrutturali del gruppo e quindi i pacchetti azionari di Atlantia e Telecom, le partecipazioni aeroportuali (Aeroporti di Roma, Firenze e Torino) e la quota detenuta in Grandi Stazioni. Il progetto prevede il coinvolgimento di partner stranieri per creare una società in grado di investire 10 miliardi di euro in opere infrastrutturali in giro per il mondo. Al momento l'azionariato, oltre ai Benetton, comprende Mediobanca, Goldman Sachs e il fondo di Singapore Gic, scelti per le rispettive competenze nelle aree geografiche di appartenenza. Manca un socio proveniente dall'area Mediorientale.
Il paradosso di Sintonia è quello di essere un progetto infrastrutturale, quindi anticiclico e perfettamente attuale, ma di non avere ancora la quadratura finanziaria necessaria per entrare nella fase operativa. Sintonia per la famiglia Benetton rappresenta un possibile punto di svolta per divenire una dinastia imprenditoriale. In passato i rapporti fra fratelli sono stati abbastanza frizzanti. Lo schema di Sintonia, amplificando oltre confine la diversificazione fatta in Italia dai Benetton, rende impossibile (perchè eccessivamente onerosa) ogni ipotesi di separazione. Anche per Autogrill è stata costituita una holding ad hoc, Schema 34, mentre per la Benetton, che racchiude le storiche attività dell'abbigliamento, tutto è rimasto invariato. Gilberto è il terzo dei quattro fratelli Benetton. Rispetto a Luciano, che è il maggiore ed è stato il motore della famiglia fino a quando è rimasta concentrata sul core business, è molto meno amante delle luci della ribalta. Allergico alla mondanità non disdegna i rapporti con i giornalisti, anche se sono pochissimi quelli che hanno un contatto diretto con lui.
La diversificazione che ha imposto al gruppo lo ha portato ad avere rapporti molto stretti con l'universo del credito. È profondamente stimato da Cesare Geronzi che, una volta arrivato alla presidenza del consiglio di Sorveglianza di Mediobanca, lo ha immeditamente indicato come uno dei possibili candidati ad acquistare parte della quota che Unicredit di lì a poco avrebbe ceduto. I Benetton fanno parte di quel piccolo gruppo di industriali che, nella strategia geronziana, sono candidati ad affiancare Mediobanca nei salotti buoni della finanza, diminuendo l'esposizione diretta della merchant bank senza che questo comporti un allentamento della presa. E così i Benetton sono entrati prima in Rcs, con una quota del 5%, poi in Generali con l'1% e infine in Mediobanca dove, pur avendo chiesto di acquistare il 2%, hanno ricevuto una quota maggiore (2,17%), quasi un premio alla vicinanza al nuovo dominus di Piazzetta Cuccia. Questo non significa che Gilberto Benetton sia un gregario, anzi. Indipendentemente dalla percentuale di partecipazione, ogni volta che entra in una azienda tende ad assumere il ruolo di mazziere.
Anche in Telecom, dove è stato a lungo defilato rispetto a Marco Tronchetti Provera, è stato decisivo nei passaggi cruciali come ad esempio nella scelta del nuovo management dopo l'uscita di Tronchetti. È stato Benetton a fare il nome di Franco Bernabè, che ha difeso e protetto fino a quando tutti gli azionisti si sono convinti a dare il via libera alla sua nomina. Recentemente l'evoluzione del gruppo Benetton, passata da una forte concentrazione nell'industria manifatturiera all'investimento finanziario, è stato studiato allo Sda Bocconi come esempio di come il capitalismo italiano tenda ad abbandonare il rischio d'impresa per focalizzarsi su attività più sicure in quanto legate alla tariffe.
L'involuzione del marchio, secondo più di un osservatore, ha toccato il suo massimo nel 2000 quando Luciano Benetton ha ceduto la scuderia di Formula 1, capace di vincere due mondiali con Michael Schumacher nel 1994 e nel 1995, e quando è stato interrotto il rapporto con Oliviero Toscani. Il trend si è invertito negli ultimi anni grazie all'arrivo di Alessandro Benetton, figlio di Luciano alla plancia di comando.
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23/06/2008