Italia news
POLITICA INTERNI-ESTERI ECONOMIA SPORT SPETTACOLI PIZZI..cati channel VIAGGI HI TECH SHOPPING MULTIMEDIA SONDAGGI LAVORO
Roma Latina Frosinone Lazio Nord Abruzzo Molise ABBONAMENTI CASE FINANZA

Il ministro conferma le misure anti-deficit

Tremonti: «Roma federale
per riformare l'Italia»

Ancora una volta tocca a una frase di Cavour fare da bussola alle mosse del governo. «In una sala - afferma il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti nel corso di una conferenza stampa in Campidoglio con il sindaco della Capitale Gianni Alemanno - c'è una iscrizione che recita: "Senza Roma capitale l'Italia non si può costituire".

Tremonti e Del Noce È una frase che rappresenta la memoria dell'unità d'Italia e che, anche se su scala meno epica, è comparabile all'attuale passaggio storico che io definisco indicativo. E se potessi parafrasarla direi: Se Roma sarà federale, l'Italia si potrà riformare». Parte dalla Capitale il risanamento dei conti pubblici che il ministro dell'Economia ha come primo punto in agenda.
Tremonti spiega che è stata fatta «una scelta di semplificazione del sistema finanziario anche per avviare la base di una riforma che il Presidente Napolitano ha definito non eludibile, e cioè il federalismo fiscale». Così la frase di Cavour diventa il fil rouge per non far detonare l'ordigno relativo al debito del Campidoglio. «Iniziamo la discussione sul federalismo fiscale dall'ordinamento di Roma Capitale. È razionale - chiarisce subito Tremonti - attribuire a Roma poteri non ordinari ma straordinari. Un ruolo strategico, oltre al federalismo fiscale sarà rivestito dal federalismo demaniale: attribuire alle città, ovviamente compresa Roma, la titolarità gratuita dei beni che insistono sul territorio affidandone la gestione all'autorità di governo locale ad eccezione di beni simbolo dell'unità del Paese e sede del governo».


Il primo passo verso Roma è stato un «assegno» governativo da 500 milioni di euro per dare ossigeno alle disastrate casse del Comune capitolino. Del resto, gli ispettori della Ragioneria generale dello Stato hanno speso energie fuori dal comune per fare le verifiche sul bilancio: prima la nota sulla situazione debitoria preparata dal segretario generale del Comune, Vincenzo Gagliani Caputo, poi l'analisi su decine di faldoni affollati di cifre, prospetti, tabelle e grafici relativi alle entrate e alle uscite, alle previsioni di spesa e agli investimenti degli ultimi sei anni.
Dati necessari per capire se il «patto di stabilità interno» cui ogni ente locale è obbligato per legge sin dal 2003 era stato rispettato. «Il Comune di Roma - precisa Tremonti - non subirà nessuna riduzione di entrate conseguente a mancato gettito».


In sostanza, non verranno compensati in alcun modo i minori introiti nell'ambito del programmato taglio dell'Ici deciso dall'esecutivo. Tremonti ha inoltre ribadito che «non ci sono state riduzioni di gettito» ai danni del Comune di Roma nel periodo 2001-2006, quando al Campidoglio sedeva il sindaco Walter Veltroni.
La ricognizione ordinata a tutti i dipartimenti per procedere all'assestamento di bilancio previsto a metà luglio un risultato certo lo ha ottenuto: non bastano i 180 milioni di euro previsti a suo tempo dall'ex assessore al Bilancio, Marco Causi.


Il Comune ha un enorme problema di liquidità. Non fosse per questo, il debito di circa 8 miliardi - buona parte del quale generato dal pagamento dei mutui accesi per costruire nuove metropolitane e grandi infrastrutture anti-traffico - sarebbe perfettamente in linea con i bisogni e le esigenze di una metropoli come Roma. Che ancora paga, a distanza di vent'anni, le conseguenze di una pesante eredità: il 50% del debito attuale è infatti un deficit consolidato, riguarda cioè i prestiti contratti dall'amministrazione per ripianare le perdite di esercizio delle aziende di trasporto pubblico che, fino al 2001, erano a totale carico del Campidoglio. Cui bisogna aggiungere, tra l'altro, 750 milioni per contenziosi originati dagli espropri effettuati negli anni Settanta per costruire le case popolari. Nonché le sofferenze dell'Ama (per circa 200 milioni) e di Trambus (130 milioni).


Senza contare la spada di damocle dei contratti derivati che hanno fatto esplodere il rosso in bilancio. Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, non rinuncia a una stoccata: «Sarebbe stato meglio se Roma si fosse pagata i suoi debiti. Ad esempio, potrebbe vendere le aziende municipalizzate, come ha fatto Milano. E non è che nel farlo la Moratti fosse contenta...». Ma poi il Senatur tende la mano ad Alemanno: «Non è colpa sua ma della situazione che si è trovato». E a chi gli chiede se la Capitale non abbia diritto ad avere risorse aggiuntive, Bossi replica: «E allora facciamo la capitale reticolare, con Milano, Venezia e Torino». Forse bisognerebbe ancora scomodare Cavour.

Vai alla homepage

Alessandro Usai

20/06/2008










Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro

FOTO DEL GIORNO

Euro 2008, le pornostar fanno visita alla Germania

Euro 2008, le pornostar fanno visita alla Germania

La Germania si gioca l'acceso ai quarti di finale contro l'Austria e per allentare la tensione la squadra ha ricevuto una visita «speciale»