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La Costituzione, "Bibbia laica" della Sinistra

La Costituzione è una sorta di coperta di Linus per larga parte degli intellettuali di sinistra e per chiunque, in ogni caso, intraveda nella sua lettera il richiamo - laico? Non si direbbe — ad una sorta di «Bibbia laica». La citazione ha origini autorevoli, tuttavia qualcosa non quadra.

Perché la carta costituzionale, nata dal patto progressista tra due pezzi di popolo, quello cattolico quello comunista, nella fattispecie cattocomunista, avrebbe dovuto aprire il palcoscenico delle riforme e dell'eguaglianza reale fra i cittadini. Dogmi della sinistra, si sa. La sinistra che discetta ancora sull'antifascismo come Dna della cittadinanza e vertice dei valori civici; la sinistra che, oggi rinnova il linguaggio e inserisce nel vocabolario ismi già ieri discutibili, certamente discussi: il liberismo è ostaggio della sinistra; quella sinistra che fa del gramscismo l'avanguardia culturale e pensa alla scuola come strumento di emancipazione di non si sa più quali figli e non si sa più di quale classe operaia, ma comunque, di questa sinistra confusa e sconfitta nella testa, prima di tutto, si parla.

I fatti, testardi come ben sapeva Lenin, non danno ragione alla mitografia della sinistra partorita divinamente dalla «Bibbia laica». Non assecondano i pensieri minuti e scarnificati dei salotti buoni e dei liberisti meritocratici senza uno straccio di responsabilità decisionale (in buona sostanza: accademici di professione, fate vobis, naturalmente...). No. La realtà, che prescinde dall'ideologia e dai presupposti ideologici, brillantemente studiati e smontati, pezzo per pezzo, da un sociologo di sinistra, Ricolfi, non si cura dei dilemmi meritocratici della sinistra confusa e smarrita. Gramsci scivola nella relazione del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e così si chiude un pezzo di storia patria. Il dado è tratto, ma le questioni sono sempre le stesse. Il Ministro non inventa nulla, nemmeno soluzioni particolari, ma quelle parole di Gramsci parlano dello scacco culturale della sinistra.

Puro cannibalismo a posteriori. Ecco il testo: «Gramsci diceva che la fatica dello studio è l'unico fattore di promozione sociale. Lo studio è molto faticoso: è un percorso di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, a volte con la noia e la sofferenza». Caspita, categorie antiche, circolanti in quantità industriale nei circoli culturali e nelle sezioni comuniste e socialiste, e oggi rigettate dall'ultima ricetta libertaria e individualista. La cartina di tornasole di una sconfitta epocale. Non meramente politica.

Ma di quale egemonia si parla? Di residui che non esistono più, se non nella spettrale fantasia dei burocrati delle scuole che producono somari, universalmente riconosciuti come tali, certificati come tali e voluti come tali. Questa sarebbe l'egemonia culturale della sinistra? Della sinistra giacobina e baluardo invalicabile della famigerata «scuola pubblica»? In realtà, di egemonia di risulta si tratta. Egemonia di secondo livello. L'immaginario prevale e la realtà decade. Questo è il punto. La «Bibbia laica» recita, art. 3, secondo comma: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

La Repubblica «democratica fondata sul lavoro» è l'inferno dell'educazione, il promontorio dal quale si può scrutare, di anno in anno sempre più sconvolti, l'emergenza educativa denunciata in tempi non sospetti da Benedetto XVI. La Chiesa, laicamente, sapeva e denunciava. Mentre la laica sinistra sfasciava e discettava di merito e meritocrazia. La Banca d'Italia si allinea con la Chiesa e dichiara la sconfitta della sinistra più efficacemente contro la classe operaia e i suoi figli, imbalsamanti da una scuola svenduta ai sindacati ed alla mediocrità diffusa. Partecipare alla vita culturale, economica e politica, da buoni cittadini, senza conoscere la lingua madre come si deve e senza aver letto Dante e Manzoni è operazione ardua, ma così è. E la sinistra aggiunge: se vi pare. Gli ostacoli di ordine economico e sociale sono ancora straordinari, nell'anno di grazia 2008; chi è ricco manda i figli a studiare all'estero, con buona pace dei nuovi «democrats» veltroniani; chi è povero, si deve accontentare del massimo del minimo: l'eguaglianza, in un sistema distrutto, è la forca per i meno abbienti. Una strategia della rassicurazione per i progressisti nostrani e i mercatisti del regno di Lilliput, in cui giganteggia soltanto l'ipocrisia dei devoti della «Bibbia laica». Questo è lo stato dell'arte. Niente di nuovo sotto il sole. Fra il Papa e Draghi nessuna differenza sostanziale. Il laico realismo dei due spariglia le carte degli adoratori libertari del sessantottismo di ritorno, dell'ultima Thule del nulla. Pardon, le parole contano, si sa: gli apostoli della «Bibbia laica».
 

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Raffaele Iannuzzi

20/06/2008










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