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Il punto di PINO PISICCHIO

Niente pianisti con le giuste e meritate pause

Come i tormentoni canori dell'estate al mare, i libri milionari di Camilleri e di Stella, l'entusiasmo binario suscitato dalle veline (una bionda, una mora), puntuale torna a occupare le pagine dei giornali la vicenda dei pianisti.

Non che non vi sia una ragione: non è, infatti, solo un problema estetico quello che desta ondate di riprovazione tra gli italiani, per nulla felici di vedere i loro parlamentari impegnati a infilare le loro agili manine laddove non dovrebbero mai essere. Parliamo, naturalmente, non delle tasche dei cittadini, ma delle "macchine da voto" del vicino di banco nelle Aule della Camera e del Senato. Per quei 3-4 italiani che ancora non sanno come funziona la faccenda, proviamo a spiegare: ogni parlamentare esprime il suo voto in Aula attraverso un congegno elettronico che funziona inserendo in una feritoia la scheda personale in dotazione e infilando la mano in un piccolo vano dotato di tre pulsanti, uno per il voto favorevole, uno per quello contrario e il terzo per il voto di astensione. Il voto dev'essere personale e va reso premendo il pulsante scelto fino a che il presidente d'Aula non dichiara chiuse le votazioni, altrimenti il congegno fa tilt.
Che succede se non si vota? A parte il fatto che si mette in crisi l'area politica in cui si è collocati, si corre il rischio, se il numero di voti resi è troppo esiguo (meno del 30%) di subire una multa di ben 250 euro. Naturalmente non è questa la preoccupazione centrale di molti parlamentari (?). Tuttavia provate a calcolare l'applicazione sistematica di quella multa (3 giorni di voto alla settimana per 4 settimane al mese = 6mila euro: una bella somma!) e capirete che non si tratta di quisquilie.
Sono anni che si pensa a correggere questo malvezzo che forse non sarà un reato penalmente perseguibile, stante l'autodichia del Parlamento, costituzionalmente garantita, ma resta pur sempre un esempio assai sgradevole. Nel corso del tempo abbiamo ascoltato ogni sorta di proposta: dal voto con impronta digitale a quello registrato da telecamere, al doppio vano (ipotesi di cui si parla oggi) che terrebbe impegnate le due mani (ma non mette al riparo dai millepiedi!). Noi ci permettiamo di fare una proposta più modesta, guardando al Parlamento europeo: basterebbe separare il momento del voto da quello del dibattito per avere tempi certi. In Europa non esistono i "pianisti".
Eppure il meccanismo di voto è lo stesso che nel Parlamento italiano. Solo che lì i tempi di voto, rigorosamente separati da quelli di discussione, si esauriscono in 2 ore. Non come da noi: si entra la mattina alle nove e non si sa più quando si esce. I parlamentari, si sa, non sono tutti ragazzetti e, qualche volta, hanno bisogno di sgranchirsi le gambe...

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Pino Pisicchio

19/06/2008










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