| POLITICA | INTERNI-ESTERI | ECONOMIA | SPORT | SPETTACOLI | PIZZI..cati channel | VIAGGI | HI TECH | SHOPPING | MULTIMEDIA | SONDAGGI | LAVORO |
«Al volante dopo 10 ore di guida, in discesa, con 300 quintali di breccia sul rimorchio, non ci si sente per niente padroni della strada. Anzi, si ha paura. E se non si avverte quella sensazione, allora o ti sei addormentato o è meglio che cambi mestiere.
Perché portare un camion da 46 tonnellate, è prima di tutto una questione di responsabilità». Luciano, camionista, dopo cinque giorni di lavoro, 4000 chilometri percorsi e 30 panini ingurgitati, tira le somme e un sospiro di sollievo. Parcheggia il bilico nel piazzale, spegne il motore ed estrae dal cruscotto del Volvo Fh12 un fischietto da arbitro: si sgranchirà le gambe sul campo da calcetto dopo aver dato un sonoro bacio a sua moglie. In cinque giorni ha percorso in lungo e in largo l'Italia, ha dormito in cuccetta, ha caricato e scaricato una quindicina di volte il mezzo destreggiandosi a 5 metri di altezza come un funambolo. Ha ascoltato via radio la notizia di due maxi-tamponamenti tra «bisonti» con due autisti morti e una decina di feriti, ha visto una dozzina di mezzi pesanti in panne, si è lavato con salviette profumate e ha utilizzato i bagni sporchi degli autogrill.
Luciano ha pagato caffè per poter scaricare e ricaricare il mezzo nei tempi della tabella di marcia, ha dato «mance» ad agenti della polizia stradale perché anche se sei in regola funziona così, ha rifiutato le «avances» di omosessuali in cerca di avventure autostradali e ha avvertito le forze dell'ordine del probabile furto di un camion «4 assi» che viaggiava in terza corsia, alle 5 del mattino, a 110 km/h. Ha mandato «a quel paese» una cinquantina di automobilisti e altri trasportatori indisciplinati, ha aiutato colleghi a trovare la strada giusta, ad evitare autovelox, lavori in corso e pericoli di ogni genere, è stato a sua volta aiutato ed è stato costretto, nelle curve più strette delle strade provinciali, ad invadere l'altra corsia invocando la protezione di Padre Pio.
E una volta, una sola, di notte, in una piazzola di sosta, lo hanno rapinato. Ora, a una manciata di chilometri da casa sua, sorridendo soddisfatto con il fischietto da arbitro tra le labbra, si chiede perché lo Stato non consideri usurante il suo lavoro. In Italia, Paese in cui il trasporto su gomma rappresenta ancora quasi l'85 per cento della movimentazione delle merci, esistono solo 4 aree di sosta dedicate ai mezzi pesanti, e sono concentrate al Nord. Sui grandi assi stradali gli autogrill sono presi d'assalto dai camion e molti autisti sono costretti a fermarsi dove non potrebbero: nelle piazzole autostradali la sosta è consentita solo in caso di guasto tecnico o malessere. La corsia d'emergenza nella maggior parte dei casi è troppo stretta per ospitare un tir, alcune autostrade a due corsie non ce l'hanno proprio, in galleria e sulle strade statali e provinciali, se ti senti male o il mezzo ha un'avaria, meglio raccomandarsi a qualche santo che conta.
«Fare l'autista - spiega Luciano - è ancora oggi una roulette russa. Se ti scoppia una gomma in autostrada devi sperare di trovarti a pochi metri da una piazzola», altrimenti si finisce come l'autotreno che il bilico di Luciano ha appena evitato, con la cabina sulla corsia d'emergenza e parte del rimorchio in mezzo alla carreggiata in attesa del servizio di soccorso pronto a deviare il traffico. Ma per fortuna il baracchino aveva gracchiato «Rallentate colleghi, rallentate», un chilometro prima che Luciano vedesse l'autista del tir in panne sbracciarsi convulsamente al lato della carreggiata. «Rimorchio di traverso direzione sud», diceva la voce dal baracchino, seguito da un coro di «cappa, cappa, rallentiamo». «Cappa, cappa - aveva risposto anche Luciano al microfono mentre iniziava a scalare le marce».
Uno sguardo agli specchietti, freccia inserita, e 462 quintali si spostano dalla prima alla seconda corsia. Le auto che seguono sono ancora distanti. L'autista inserisce le 4 frecce diminuendo costantemente la velocità. Gli automobilisti capiscono, non superano, decelerano, e inseriscono a loro volta gli «stop». Il bilico può procedere quasi a passo d'uomo, sulla corsia centrale, come un capo branco. L'autista del camion in avaria può tirare un sospiro di sollievo. Anche Luciano può respirare, togliere gli «stop», oltrepassare l'autotreno in panne, tornare sulla sua corsia, accelerare e spiegare perché, questo lavoro, «ancora oggi è una roulette russa». «Se il collega non mi avesse avvisato con il baracchino, chissà come sarebbe andata a finire. Perché anche se vai piano, quando porti 300 quintali lo spazio di frenata si allunga. E se non ce la fai non puoi che buttarti sulla corsia di sinistra sperando che non sopraggiunga nessuno. Per fortuna che l'A1 è a 3 corsie». L'avvertimento è partito da un tir che viaggiava in direzione nord. Il camion di Luciano sarebbe stato il primo ad imbattersi nell'autotreno in panne. In questo caso, i camionisti hanno contribuito anche alla sicurezza degli automobilisti.
Eppure, tra le due categorie non corre buon sangue. Si macinano chilometri tra «vaffa», imprecazioni e gesti di ogni tipo con le braccia tirate fuori dai finestrini. Per gli automobilisti i «bisonti della strada» sono una sciagura. Per gli autisti dei mezzi pesanti le auto sono altrettanto pericolose. Ma la strada è una soltanto e la convivenza è obbligatoria. Superato agevolmente l'ostacolo, la conversazione sui pericoli della strada si allarga via radio. Per Franco, Marco, Claudio e Giorgio, che seguono con i loro mezzi il camion di Luciano e sono sintonizzati sul canale 17, bisogna spezzare una lancia a favore dei trasportatori (gli autisti non amano il termine camionista).
«Gli automobilisti - spiegano - diventano pericolosi quando ti tagliano la strada, quando frenano di colpo, quando s'infilano di lato in curva. Molti non si rendono conto che un mezzo di 15 metri, per girare, è costretto a invadere l'altra corsia o con la motrice o con il rimorchio, che un tir a pieno carico ha bisogno di molti più metri di una vettura per arrestarsi». «Ed è per questo - commenta Luciano - che un bravo autista non può accontentarsi di rispettare le distanze di sicurezza, i limiti di velocità. Sono parametri che in condizioni critiche non possono essere presi in considerazione. A pieno carico, in discesa, magari con l'asfalto viscido, l'unica arma di un autista è la propria esperienza». Via radio la conversazione si sposta sull'utilità del baracchino. Secondo il codice della strada, un autista non può parlare al microfono mentre guida. Per i trasportatori, però, «quell'affare» è il pane quotidiano: «Si usa anche per fare battute sulle gambe della bionda che ti ha appena superato in Bmw e quando si viaggia in colonna è un modo per far passare le ore di guida e combattere la solitudine. Sarebbe stupido negarlo. È come essere intorno a un tavolo, tra amici. Ma la vera utilità è un'altra».
Mentre gli autisti annuiscono con un coro di «positivo, positivo», Luciano sorpassa una bisarca troppo lenta. L'autista dell'Iveco Stralis ha la testa poggiata allo schienale e gli occhi socchiusi. Luciano schiaccia il pulsante del microfono: «Tutto bene Stralis?», domanda. L'autista della bisarca risponde: «Positivo, solo un po' di stanchezza». «Buon rientro e buon tutto», dice Luciano. «Buon viaggio e buon rientro a te», dice il signore in canottiera gialla salutando con la mano. Marco, un altro autista che viaggia in colonna, ha ascoltato la breve conversazione.
Interviene: «L'uso del baracchino sul camion dovrebbe essere obbligatorio, invece è vietato. È più utile e soprattutto più umano di un navigatore satellitare». «Positivo!», approvano tutti. Ma il vero incubo del camionista non è la guida, bensì l'attesa. «Quando sei a destinazione e devi scaricare e caricare il rimorchio, speri che i dipendenti delle ditte clienti facciano più in fretta possibile - spiega Luciano - Sono loro, in fondo, a dettare la vera tabella di marcia. E se ti rendi antipatico, se pretendi, allora possono farti aspettare anche due giorni». Nel Napoletano invece bisogna dare «mance» agli operai. È la prassi, se si vuole essere a casa per cena. «2 euro se si tratta di muovere una benna, ma alcuni, per i lavori più lunghi e delicati, hanno la faccia tosta di chiederne 10». Una pattuglia della Stradale sfreccia in corsia di sorpasso. Luciano sorride e continua: «Per non parlare della polizia - indica con la mano la vettura bianca e blu - Nel Nord non succede, ma in alcune zone del Sud devi dare la mancia anche a loro. Anche se sei in regola. Quando ti fermano ti chiedono se il disco è ok. Tu dici di sì, ma non basta. Ti fanno scendere, sono amichevoli.
Ti fanno fare il giro del camion e lontano dagli sguardi degli automobilisti ti chiedono il caffè. 5 euro. E se non sei in regola, e molti lo sono, per non rischiare gliene dai anche di più». Dopo 4 ore di viaggio il bilico di Luciano giunge a destinazione. Bibbiena. Si scarica breccia e si caricano pannelli prefabbricati in cemento, due, da 15 tonnellate l'uno. Quando arriva Luciano ci sono altri 5 bilici in attesa. «Si carica dopo pranzo» spiega un dipendente della fabbrica. Ma dopo pranzo c'è un altro problema: «Dobbiamo riunirci in assemblea - dicono gli operai ai camionisti - si carica alle 16». Gli autisti imprecano in coro. Luciano: «Ci hanno fregato. Questa sera niente calcetto». Ma per fortuna, tra gli operai, c'è qualcuno che sa quanto è dura per un camionista aspettare. Un caposezione lascia l'assemblea con un'ora di anticipo e inizia da solo a caricare i camion. Gli autisti indossano guanti protettivi e salgono sul rimorchio per aiutarlo. Comincia il secondo lavoro di un autista. Così si fa più in fretta. Per Marco e Luciano, quarantenni, tenersi in equilibrio a 5 metri d'altezza non è un problema. Per Franco e Giorgio, che sono sulla sessantina, è molto più rischioso. Ma sono costretti a farlo. Le cinghie e le corde d'acciaio vanno posizionate, e bene anche. Il carico deve essere in sicurezza e non deve subire danni durante il trasporto. «Gli operai - dice Luciano mentre schiuma sudore sotto il sole - caricano solamente. Alla sicurezza dobbiamo pensarci noi». Eppure, dicono i camionisti, dovremmo scendere dalla cabina di guida solo per lo stretto necessario.
Luciano, da Bibbiena trotterà verso Bergamo, e da lì scenderà a Bari, dove invertirà di nuovo la rotta. La vera differenza tra Nord e Sud è nella qualità delle strade. Le autostrade a tre corsie della pianura Padana lasciano il posto alle due carreggiate senza spazi d'emergenza della Salerno-Reggio Calabria. Nel meridione i posti dove passare la notte sono pochi e ancora meno quelli dove è possibile dormire sonni tranquilli. Luciano racconta di quando è stato rapinato in un'area di sosta. Erano le due di notte, dormiva in cuccetta. Hanno bussato al finestrino del camion fingendosi automobilisti in cerca d'aiuto. Lui si è infilato le scarpe ed è sceso senza pensarci due volte. E quando ha messo i piedi a terra ha sentito sulla schiena la punta del coltello. Gli hanno detto di non muoversi, di tirare fuori soldi, cellulare, e sarebbe andato tutto bene. Il camion non li interessava. Portava bottiglie di vetro. «E che potevo fare - racconta Luciano - Sono montato sul camion e mi sono rimesso a dormire.
Ero troppo stanco. E da quel giorno, tra la leva lunga del cambio e il sedile del passeggero, tiene a portata di mano il manico di un piccone: «Non si sa mai!». Sarà anche per questo che le nuove generazioni di camionisti hanno la pelle scura e l'accento dell'Europa dell'Est. «Troppa fatica, troppi rischi, anche se mi sento fortunato. Lavoro per una ditta di trasporti seria e precisa - dice Luciano - Ma se potessi me ne andrei, mi metterei a fare il pittore. No, mica l'artista! Tinteggerei gli appartamenti. E poi - dice arricciando il naso - se il prezzo del gasolio non scende, qui si finisce tutti con il culo per terra».
E mentre i «padroncini», il 30 giugno, si preparano a bloccare i valichi e le autostrade per protestare contro il caro-carburante, Luciano, camionista, prega Iddio di non incontrarli sul suo cammino. È già successo. È stato bloccato per tre giorni a 1000 chilometri lontano da casa. «Speriamo bene», dice Luciano. Perché l'ospitalità della padrona di un motel a 3 stelle non sarà mai calda quanto quella della sua signora.
Matteo Vincenzoni
19/06/2008
La Germania si gioca l'acceso ai quarti di finale contro l'Austria e per allentare la tensione la squadra ha ricevuto una visita «speciale»