Sì, la bellezza di ciascun volto
innocente, del paesaggio siciliano, dell'arte e della
poesia. Da venticinque anni Antonio Presti, figlio di un
imprenditore edile, investe il suo particolare patrimonio
di idee e di carisma per creare un gran vieni e vai dalla
Sicilia. Il padre gli aveva lasciato un'impresa edile e
lui, 24enne studente di ingegneria per dovere di casta,
decise di mollarla il giorno dopo la prima riunione sulla
percentuale dei guadagni da destinare a chi di dovere. Quel
no che poteva significare la fine fu l'inizio dello
svelamento di una Sicilia che non t'aspetti. L'impresa
edile è lì, vicino Santo Stefano di Camastra, come
congelata fra decine di camion e ruspe. Diventerà un
museo.
L'idea fu: «Rinuncio a guadagnare, ma nemmeno
cedo al ricatto, non vendo. D'ora in poi dono». Oggi, in
quel lembo di terra puntellato di mafie, otto opere
monumentali hanno marcato il territorio dello Stato. Sono
sopravvissute alle denunce dei sindaci che volevano farle
abbattere e far condannare Presti per abusivismo edilizio.
Quindici anni di processi. Dalla sua parte il Quirinale, il
mondo dell'arte che per lui lavora a rimborso spese, la
stampa e i bambini. Fiumara d'arte è divenuta un immenso
parco che insiste su cinque comuni. Dopo è arrivato
l'albergo-museo a Castel di Tusa nel quale domani
s'inaugura l'Hammam del kosovaro Sislej Xhafa (foto a
destra) sintesi delle tre religioni monoteiste in un inno
alla pace fra le stanze della sauna e del bagno turco. È
l'ultimo investimento in un'opera che non sfuggirà al
destino di essere donata. «A una università d'eccellenza,
magari straniera. Vorrei - dice Presti con l'aria convinta
che andrà così - che qui si studiasse l'arte contemporanea
vivendola e progettandola nel segno della continuità di un
progetto etico».
Nel frattempo, non solo estasi. Il
Mecenate, che cura progetti pilota di studio e di ricerca
in centinaia di scuole a Palermo e a Catania, s'è dato la
missione di rammentare ai bambini che sopra ogni cosa c'è
la bellezza per dire no alla paura e alla morte, ma anche
per immaginare un futuro migliore da rubare
all'immobilismo. «Presidio di coscienza» per uscire dalla
solitudine civile e dall'emarginazione. Da quel no alla
mafia che è anche un no alla politica, venticinque anni di
fatti e di stupore perché, si congeda Presta, «lungo il
cammino dello stupore sfuggo per un attimo al mondo della
divisione ed entro nel mondo dell'unità, dove una cosa, una
creatura dice all'altra: questo sei tu».
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14/06/2008