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l'incognita dei derivati

Il Campidoglio ha perso il conto. Tron: "Team per trattare con le banche"

La premessa è d'obbligo: la situazione che si sta venendo a creare nei comuni e negli altri enti pubblici italiani che hanno stipulato contratti derivati è esplosiva ed oggi nessuno è in grado di definire, in modo puntuale, l'ammontare complessivo a cui è giunto il debito cumulato su tali strumenti finanziari.

Turisti a Roma Non è, dunque, solo un problema che riguarda il Comune di Roma che però si guadagna la palma per il «buco» finanziario più consistente. Ufficialmente il debito ammonta a circa 7 miliardi di euro ma il rosso potrebbe essere lievitato fino a 12 miliardi a causa dell'esposizione contratta con i derivati. Questi ultimi sono ottimi strumenti finanziari di copertura della fluttuazione dei tassi di interesse per chi contrae un finanziamento a tasso variabile a medio-lungo termine (ad es. 10 anni). Si trasferisce il rischio di variabilità del tasso ad un soggetto terzo e si ha la certezza degli oneri finanziari futuri da sostenere.

Ma anziché "coprirsi" da un rischio finanziario, di fatto, se ne è assunti un altro. È questa la fattispecie più frequente presente nei casi dei Comuni e degli enti pubblici.
Il bilancio in rosso della Capitale sarà oggetto di un intervento del governo nella manovra economica che ci sarà giovedì. «Stiamo lavorando molto intensamente con il ministro Tremonti - ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - e io devo ringraziare tutto il ministero del Tesoro per l'attenzione e la serietà con cui stanno affrontando i problemi di Roma dal punto di vista economico e finanziario». Il sindaco di Roma è preoccupato per i conti del Campidoglio e ha capito che il rischio di bancarotta è dovuto, in larga misura, principalmente alla stipula di contratti che, ancorché presuntivamente di copertura dei rischi finanziari (di interesse, di valuta, ecc.), di fatto si sono dimostrati essere contratti speculativi che, in momenti di mercato molto volatile, stanno producendo pesanti perdite. Ma accanto alla complessa analisi finanziaria si è scatenata una polemica politica. L'ex assessore al bilancio, Causi attacca il sindaco: «I finanziamenti per i servizi sociali del Comune di Roma - ha sottolineato - coprivano l'intera annualità del 2008 e non, come dice Alemanno, solo il primo semestre». Pronta la replica del primo cittadino: «Purtroppo le affermazioni di Causi sono totalmente prive di fondamento. Lo dimostreremo con la presentazione della relazione che la ragioneria generale del Tesoro sta preparando». Il senatore del Pdl Cesare Cursi, presidente della Commissione Industria, Commercio e Turismo precisa meglio il concetto: «Alemanno ha il merito di non aver voluto spostare la questione su un campo politico, sottolineando il disagio creato dalla precedente amministrazione comunale. Ma senza dubbio si è operato a briglia sciolta: a parte cose marginali come la Notte Bianca, credo che i servizi per i cittadini non siano adeguati e manca un minimo di programmazione». Sui conti la situazione è preoccupante.


«Per risolvere il problema - afferma il docente di economia aziendale all'Università di Pisa, Alberto Tron - non vedo altra via se non quella di organizzare una "task force" di professionisti, altamente specializzati, che effettui una approfondita disamina dei contratti derivati stipulati e ne profili il costo della chiusura anticipata degli stessi aprendo, immediatamente dopo, un tavolo di trattative con gli intermediari bancari e finanziari con i quali si sono stipulati tali strumenti finanziari». Sulla carta la ricetta sembra facile. «Solo un team di esperti - conclude Tron - è in grado di mitigare l'effetto di tali strumenti prevedendo, in caso di impossibilità (o di troppa onerosità) la rescissione anticipata dei contratti derivati. O al limite soluzioni alternative che consentano al Comune ed agli altri enti pubblici di affrontare un debito di ammontare inferiore».

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Alessandro Usai

12/06/2008










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